mercoledì 22 marzo 2017

Un aforisma al giorno (ah! ah! ah!)

Chesterton Society (@AmChestertonSoc)
"Keep the politicians near enough to kick them." - #GKChesterton


martedì 21 marzo 2017

Chesterton è attuale - G. K. Chesterton: “Si Dios no existiera, no habría ateos”. · Veredictos · Andalucía Información


G. K. Chesterton: "Si Dios no existiera, no habría ateos".

O "La democracia significa inducir a votar a aquellos que nunca tendrán la "caradura" de gobernar, y de acuerdo con la ética cristiana, precisamente aquellos que deben gobernar son aquellos que no tienen la "caradura" de hacerlo." Como vemos, no hace falta un libro entero. A veces, es suficiente con un aforismo o dos del escritor y periodista Gilbert Keith Chesterton (Londres, 1874 - Beaconsfield, 1936), para darnos cuenta de que el autor inglés es, por derecho propio, un clásico del humor de todos los tiempos, que demanda toda la seriedad de nuestra atención.

Fue a finales del siglo XIX y en Inglaterra, que el mundo (re)descubrió el placer perverso de darle la vuelta a los lugares comunes. El sinsentido de Lewis Carroll se burlaba de toda lógica. Los epigramas y aforismos de Oscar Wilde fueron la versión irreverente de la gaya ciencia de Nietzsche. Las sentencias de Chesterton supusieron, para muchos, los mandamientos de una nueva inmoralidad: "Nuestra civilización ha decidido, y ha decidido muy justamente, que determinar la culpabilidad o la inocencia de los hombres es cosa demasiado importante para confiarla a peritos especialistas".

Todo lo que es susceptible de entrar en la obra del autor de Tremendous Trifles (1909; Enormes minucias, Renacimiento, 2010), acaba entrando en ella. Reaccionan a favor de la subversión decadente los conceptos verbales recordados por el escritor Gordon Bowker en la entrega de invierno de 2016 de la revista británica Slightly Foxed. Los aforismos de Chesterton recuerdan a los de Carroll y Wilde, y como ellos, se emplean como arma de destrucción masiva contra la ortodoxia. En sus breves sentencias, se privilegian los giros serpentinos de la argumentación a fin de concentrarse en trucos verbales que se cumplen en sí mismos: "Nos dirán, por ejemplo, que la teología deviene complicada porque está muerta. Creedme: si hubiese estado muerta, nunca habría devenido complicada; sólo un árbol vivo crece en un número excesivo de ramas".

El crítico y poeta Matthew Arnold recomendaba a los victorianos olvidar los dogmas y leer la Biblia por su poesía. El autor de The Innocence of Father Brown (1911; El candor del Padre Brown, Edaf, 2005) supo ser inteligente (aunque su doctrina religiosa promulgara la creencia ciega): "Si Dios no existiera, no habría ateos". Necesitamos autores como Chesterton, Arnold, Carroll o Wilde, que sepan darle la vuelta a una verdad por todos aceptada. Gordon Bowker, con el mismo espíritu, nos libra de los sermones del británico y nos deja con un bullicioso y beligerante ingenio, a menudo deslumbrante. Gracias a esta nueva entrega de Slightly Foxed, tenemos un vivo retrato no sólo de un personaje, sino de toda una época.

lunedì 20 marzo 2017

“Eretici”: errori e orrori della modernità secondo G. K. Chesterton | Luca Fumagalli da Radio Spada


"Eretici": errori e orrori della modernità secondo G. K. Chesterton

chest cop

«Tutto conta, salvo il tutto». Con il solito paradosso, questa volta dal sapore un po' acre, Chesterton confeziona una perfetta etichetta da appiccicare al mondo contemporaneo. In una realtà così piena di accadimenti, scoperte e idee, quello che sembra latitare è una visione globale dell'essere, un'idea, anche solo una teoria, in grado di abbracciare la vita. Non certo un dettaglio, quindi. La mentalità liberale, con la sua assurda pretesa di emancipare l'uomo da oscuri assiomi del passato, non ha fatto altro che renderlo schiavo di un nemico ancora più pericoloso: il nulla. Sballottata a destra e a manca dalle ingiurie del tempo e della storia, l'umanità brancola in un vuoto cosmico che sembra non avere fine. Tutto è messo in dubbio, ogni cosa è relativizzata, compreso il bene e il male, parole ormai messe al bando, impronunciabili. Persino la gloriosa devastazione evocata dalla penna di Milton, il satanico "oscuro visibile", non gode più di alcuna reputazione. Falsità e verità convivono in un grigiume indistinto che puzza di ignavia da un miglio di distanza.  

E così Chesterton, per sgombrare i fumi dell'alcol ideologico che impregna il mondo, ben più devastanti di quelli dell'amata birra, se ne uscì con un libro rivoluzionario, Eretici (1905), seguito a pochi anni di distanza dal suo sequel ideale, Ortodossia (1908), una vera e propria summa del Chesterton-pensiero. La conversione al cattolicesimo, ai tempi, era ancora lontana, eppure il futuro cantore delle gesta di Padre Brown aveva già imboccato la strada che l'avrebbe condotto a Roma. La grande intuizione di Eretici, infatti, è l'invito a "tornare ai fondamentali", a recuperare una base su cui, evangelicamente, costruire la dimora stabile; un tema, questo, che attraversa ogni pagina, come un filo rosso.


Chesterton, dismessi i panni del romanziere, veste quelli della guida turistica e invita il lettore a visitare con lui un singolare museo delle cere, interminabili corridoi dove fanno bella mostra di sé le follie impagliate partorite da due secoli di dittatura anticristiana. Kipling, Shaw e H. G. Wells sono solo alcuni dei promotori più illustri di quelle idee eretiche che l'autore fustiga senza tema, inanellando un aforisma via l'altro come calcinacci di verità eterna finalmente rimessi al proprio posto. Gli articoli che compongono il libro – in origine apparsi sulle colonne del «Daily News» – illustrano, in altre parole, un metodo per osservare la vita, ribadendo come sia importante combattere per le buone idee, quelle che portano frutto e non deserti di piatta e conformistica aridità.

La prosa di Eretici si dipana sinuosamente, si dilunga, quando necessario, in minute spiegazioni, ma è altrettanto capace di stoccate degne di quello che a buon diritto può essere considerato, almeno nell'alveo dei letterati, il più importante intellettuale cattolico del '900 («La prima avventura è nascere», «Togliete il sovrannaturale e quel che resta è l'innaturale» e «L'uomo che distrugge se stesso crea l'universo» sono un esempio delle numerose perle incastonate nel volume).

Dalla messa al bando dell'estetismo, Chesterton passa senza soluzione di continuità a contestare la logica luciferina del carpe diem, il nichilismo, l'ateismo, l'antropocentrismo esasperato e tutti quegli -ismi che non hanno fatto altro che allontanare l'uomo da se stesso, riducendolo a un niente alienato. Allo stesso tempo, tra una riga e l'altra, non manca di agguantare il lettore con piccoli accenni, sempre più insistenti, all'ipotesi di una verità ultima immortale, il naturale esito del tanto strombazzato progresso (che, come dimostrano ampiamente le scienze, non dovrebbe portare alla democrazia ma al dogma).

Eretici è dunque un libro ancora attuale, consigliato a tutti coloro che sono desiderosi di sciacquarsi la faccia con uno zampillo di realtà, di rincontrare le ovvietà del buon senso oggi negate dai più. È un testo che parla del vero amore, quello per le cose perenni.

Luca Fumagalli

venerdì 17 marzo 2017

Echoes: When G.K. came to Notre Dame // News // Notre Dame Magazine // University of Notre Dame - di Dale Ahlquist

Dale Ahlquist racconta la visita di GKC all'Università di Notre Dane nell'Ottobre 1930.

Vale la pena.

http://magazine.nd.edu/news/echoes-when-g-k-came-to-notre-dame/

Politica - di G. K. Chesterton - Edizioni Nova Europa

16,00 

Di Gilbert Keith Chesterton

Prefazione di Paolo Gulisano

Saggio in appendice di Orazio Maria Gnerre

292 pagine; ISBN: 978-88-85242-01-2

 

Il libro mette insieme una serie di inediti chestertoniani su politica e società di un'attualità sconcertante. Attraverso queste pagine è possibile tracciare il profilo di un Chesterton politico che troppo spesso è stato dimenticato, sostituito invece da uno completamente appiattito all'ambito letterario e alle opere di carattere morale. Eppure il Chesterton letterato era il volto artistico di un fine osservatore sociale e di un acuto critico politico. È con questo volume che si cerca di ridonare tridimensionalità storica e profondità filosofica al pensiero di Chesterton, dimostrandone la correttezza e la preveggenza delle sue prese di posizione.

Questo volume presenta dunque la raccolta di articoli politici di Chesterton, scritti nell'arco dei primi trent'anni del secolo scorso, in cui egli tratta di società, politica interna e internazionale, teoria politica e filosofia, e dimostra come la "trappola della logomachia", ovvero l'inadeguatezza del frasario politico liberale, abbia circoscritto il conflitto e disinnescato le possibilità di rivolta, riconducendo ogni narrazione politica (democrazia, repubblicanesimo, conservatorismo, socialismo…) ad una sua parodia. Li accompagnano un'introduzione di Paolo Gulisano, dove si sottolineano le tematiche comunitariste in Chesterton, e un saggio in appendice di Orazio Maria Gnerre, in cui si quantifica distintamente l'adesione dello scrittore inglese al percorso storico di autocoscienza comunitarista e l'attualità indiscussa del suo pensiero.

Indice


Prefazione di Paolo Gulisano

1 Lo stato del mondo
2 La congiura del giornalismo
3 Il carattere poetico nel liberalismo
4 Perché non sono un socialista
5 Che cos'è un conservatore?
6 Un saluto all'ultimo socialista
7 Il collasso del socialismo
8 L'abbaglio inglese riguardo alla Russia
9 Il disegno di una nuova guerra
10 Germania e Alsazia Lorena
11 La vera diplomazia segreta
12 La vera accusa contro il bolscevismo
13 Il repubblicano tra le rovine
14 L'irritante internazionale
15 Sulla morale americana
16 La difesa dell'Occidente
17 La fine dei contemporanei
18 Sesso e proprietà
19 La persecuzione dell'uomo comune
20 La questione contro la corruzione

Chesterton e il comunitarismo, di Orazio Maria Gnerre

Indice dei personaggi storici citati, a cura di Camilla Scarpa

giovedì 16 marzo 2017

L'esorcismo di Chesterton

«In nome di Dio e della Democrazia e della nonna del Drago - in nome cioè di tutte le cose buone - ti ordino di andartene e di non infestare più questa casa».

Magnifico, vero?

Per saperne di più:

Gilbert Keith Chesterton, La Nonna del Drago e altre serissime storie, pag. 18 (www.pumpstreet.it).

Un aforisma al giorno - Autobiografia - Chesterton e il giorno del suo matrimonio


Un aforisma al giorno - Autobiografia - "Mi profondo in scuse ai liberi pensatori, ma... "

mercoledì 15 marzo 2017

Quale Chiesa? - di Fabio Trevisan (da Riscossa Cristiana)

"Noi non vogliamo una Chiesa che si muova con il mondo, ma che muova il mondo, anzi che lo rimuova verso ciò cui il mondo sta muovendo"

Questa frase potrebbe condensare nei suoi desiderata  un sano manifesto cattolico di adesione alla Verità della Chiesa Cattolica Romana (come amava chiamarla Gilbert Keith Chesterton). Ne "La sfera e la croce" il grande saggista inglese indicava con precisione il senso della sfera-mondo e della croce posta su di esso: il mondo senza la croce traballa, va da tutte le parti, ruzzola nelle mode e si perde nel relativismo, nell'ateismo, nel secolarismo, nel nichilismo. Questo era il triste e dannato esito di chi perdeva il significato salvifico della Croce e della Chiesa (Extra Ecclesiam nulla salus) . Nel "The way of the Cross" del 1935 egli scriveva: "La Chiesa cattolica è la sola capace di salvare l'uomo dallo stato di schiavitù in cui si troverebbe se fosse soltanto il figlio del suo tempo".

Lo stato servile era quella condizione a cui sarebbe approdata l'umanità senza l'ancora di salvezza della Chiesa ed è esattamente quella condizione orfana (della Chiesa) che stiamo disperatamente sperimentando oggi. Il cammino pastorale tanto conclamato oggi, l'accompagnamento mondano nel peccato, una Chiesa che si fa compagna di viaggio, sono tutte modalità che Chesterton avrebbe stigmatizzato, alla pari del modernismo: "Ho sempre avuto un forte senso di repulsione intellettuale nei confronti del modernismo, anche prima di convertirmi al cattolicesimo". Quale Chiesa era quindi indispensabile per Chesterton? In "Perché sono cattolicodel 1926 il suo pensiero era chiaro e illuminante: "Uno dei principali compiti della Chiesa cattolica è far sì che la gente non commetta vecchi errori, in cui è facile ricadere, ripetutamente, se le persone vengono abbandonate, sole, al proprio destino. La verità concernente l'atteggiamento cattolico nei confronti dell'eresia o, si potrebbe dire, nei confronti della libertà, può essere rappresentata dalla metafora di una mappa. La Chiesa cattolica possiede una mappa della mente che sembra la mappa di un labirinto, ma che in realtà è una guida per orientarsi nel labirinto". 

La Chiesa doveva, per Chesterton, orientare l'uomo nel labirinto del mondo, non perdersi con esso in strade equivoche, indugiare in percorsi ambigui, abbattere barriere importanti. Chesterton indicava ancora quale fosse la specifica peculiarità della Chiesa: "La Chiesa ha la responsabilità di segnalare determinate strade che conducono al nulla o alla distruzione, ad un muro cieco o a un precipizio…La Chiesa si prende la responsabilità di mettere in guardia il suo popolo su queste realtà, e sta proprio qui l'importanza del suo ruolo. Dogmaticamente essa difende l'umanità dai suoi peggiori nemici, quei mostri antichi, divoratori orribili che sono i vecchi errori". Si potrebbe continuare con altre innumerevoli citazioni che attesterebbero quale Chiesa era pensata e voluta dal grande Gilbert. Egli era consapevole del rinnovarsi delle eresie e proponeva l'atteggiamento corretto che avrebbero dovuto assumere la Chiesa e l'uomo, come egli scriveva ancora nel 1929: "Bisogna appellarsi alle realtà veracemente umane: la volontà cioè la morale, la memoria cioè la tradizione, la cultura cioè il retaggio intellettuale dei nostri padri". 

Se si procedesse nella lettura, ancora straordinariamente attuale, si scoprirebbe un Chesterton rivelatore del nichilismo modernista: "Il mondo moderno, con i suoi movimenti moderni, sta vivendo sul capitale cattolico. Sta utilizzando fino all'esaurimento tutte le verità rimanenti tratte da quell'antico tesoro che è la cristianità, ma non possiede un proprio entusiasmo innovativo. La novità è solo nelle parole e nelle etichette, come nella pubblicità moderna". Il suo spirito profondamente cattolico avversava ogni sorta di compromesso con l'errore, ogni specie di abbraccio con l'eresia. In una considerazione sulla triste "eredità" di Lutero egli scriveva così: "Il momento che si iniziò a contestare la Chiesa appellandosi al giudizio individuale, ogni cosa venne giudicata erroneamente; coloro che ruppero con le fondamenta della Chiesa ben presto ruppero con le propria fondamenta; quelli che cercarono di reggersi a prescindere all'autorità non riuscirono a reggersi affatto". 

A suggello di quale Chiesa intendesse veramente Chesterton, fa rabbrividire leggere quest'ultima sua riflessione: "Nel cuore della cristianità, nei vertici della Chiesa, nel centro di quella civiltà che chiamiamo cattolica, lì e in nessun movimento, né in nessun futuro, si trovano la stabilità del senso comune, le tradizioni veraci, le riforme razionali, che l'uomo moderno ha cercato senza trovarle lungo tutto il cammino della modernità".