mercoledì 29 giugno 2016

Da Angelo Bottone, ancora su Elizabeth Ascombe

Elizabeth Ascombe è la più importante filosofa di lingua inglese. Suo marito, Peter Geach, era anch'egli un filosofo rinomato specialmente nel campo della logica, nonché convertito al cattolicesimo. 

28 Giugno 1901, i due ragazzi si sposano...


Il matrimonio di Frances Alice Blogg e Gilbert Keith Chesterton fu celebrato il 28 Giugno 1901, venerdì, ed era anche il trentaduesimo compleanno di Frances (era nata nel 1869, aveva quindi cinque anni più di Gilbert).

Secondo alcuni questa foto di Gilbert e Frances
sarebbe proprio del giorno del matrimonio
St. Mary Abbott, Kensington, Londra
Lo sposalizio avvenne dopo tre anni di fidanzamento ufficiale e fu celebrato a St. Mary Abbot, la chiesa parrocchiale anglicana di Kensington, una chiesa caratterizzata da un enorme pinnacolo proprio all'ingresso (l'aspetto attuale è neogotico ma sembra sia stata ricostruita sui resti di altre chiese presenti sul posto sin dal XII secolo). 

Quando andai a Kensington due anni fa potei vederla solo di notte e chiusa, ma era molto appariscente proprio per questo suo imponente pinnacolo, e mi sono immaginato quel glorioso giorno per i due ragazzi…

Il rev. Conrad Noel, the Red Vicar
Celebrò il matrimonio padre Conrad Noel, un pastore anglicano molto importante per i due giovani, un soggetto assolutamente originale (soprannominato The Red Vicar, cioè il Vicario Rosso, era un socialista cristiano, di tendenza anglocattolica per quel che riguarda la teologia ma decisamente schierato politicamente; difatti, quando fu curato nella chiesa di Thaxted nell'Essex, era famoso perché teneva fuori della sua chiesa la bandiera del Sinn Fein, cioè il partito repubblicano ed indipendentista irlandese, e la bandiera di San Giorgio, cioè la vera bandiera d'Inghilterra che non è l'Union Jack…). Ebbe un ruolo fondamentale assieme a Frances (questo qui in Italia non lo dice quasi mai nessuno e allora approfitto) nel riavvicinare Gilbert alla fede cristiana. Infatti molti scordano che Chesterton si riavvicinò prima all'anglicanesimo grazie a sua moglie, a Noel e ad altri pastori anglicani di tendenza anglocattolica e socialisteggiante, poi iniziò la sua marcia di avvicinamento al cattolicesimo romano. Considerate che Gilbert, battezzato nella Chiesa Anglicana, crebbe di fatto come un non conformista (come dicono gli anglofoni), con qualche puntata nella Chiesa Unitariana frequentata discontinuamente dai genitori.

La cugina di Frances, Rhoda Bastable, allora quindicenne (fu sempre presente nella vita dei due coniugi, Chesterton le dedicò diversi scritti) era la testimone della sposa assieme alla piccola Doris Child di otto anni, figlia di un'amica di famiglia.
John Butler Yeats, padre di William

Tra gli invitati c'erano John Butler Yeats, pittore, padre del famoso scrittore irlandese William Butler Yeats (i Blogg erano amici di famiglia) con le sue due figlie Elizabeth e Susan. Elizabeth commentò in una lettera che era stata al matrimonio e che Gilbert lo volle il più formale possibile mentre Frances cercò di avere solo l'essenziale della cerimonia. Due caratteri molto diversi, lo sapevamo.

Charles Bastable, nipote di Frances, ragazzino dodicenne, fu spedito di corsa a pochi minuti dal rito a comprare una cravatta per Gilbert che ovviamente se l'era dimenticata… Annie Firmin, amica d'infanzia di Chesterton, rise tutto il tempo con Marie Louise, la mamma dello sposo, per la targhetta del prezzo che campeggiava sulla suola delle scarpe nuove di zecca del nostro eroe quando si inginocchiò.

Da parte di Gilbert sappiamo che Gilbert si fermò in latteria a bere un bicchiere di latte, perché lì ci era sempre stato da bambino con la mamma, e comprò una pistola perché non si sa mai, se la vita è un'avventura e sposarsi è come un duello… dovevano pure recarsi in viaggio di nozze nell'Essex e qualche pirata può sempre esserci…

Ci sono altre cose che vi racconterò più avanti, quando avrò un altro po' di tempo, ma oggi bisognava rimediare.

Evviva gli sposi!!!


Un aforisma al giorno

C'è qualcosa da dire su ogni errore; ma, qualunque cosa si possa dire al suo proposito, la cosa più importante da dire è che è erroneo.

Gilbert Keith Chesterton, Illustrated London News, 25 Aprile 1931

martedì 28 giugno 2016

Buon Compleanno, Frances!

28 Giugno 1872

Un avviso per il Chesterton Day

Vista la concomitanza con la partita della Nazionale Italiana dei Campionati Europei di sfera, inizieremmo il Chesterton Day alle ore 19.15 e termineremo entro le ore 20.45 (sempre grosso modo, cari amici! Se una cosa vale la pena di farla, vale la pena di farla male... - nel nostro caso il problema è che spesso ci mettiamo noi di punta per farla male, ma spesso capitano queste cose: oh, se non sono i Mondiali sono gli Europei... Ma va benissimo!).

Avvisati tutti.

Se potete, passate la voce. Noi facciamo il possibile, insomma...

Ricordatevi che, oltre agli altri ospiti, c'è il Leone della Sierra Leone, ossia John Kanu. Vi auguro di conoscerlo e diventare suoi amici come sta capitando a noi, non è una cosa comune. Credeteci.

Vi aspettiamo tutti!

Dall'amico Paolo Ciccioli - Su Gertrude Elizabeth Anscombe, convertita da Chesterton



Ciao, Marco, 

questa è una pagina dall'introduzione firmata da Mary Geach per il libro Faith in Hard Ground: Essays on Religion, Philosophy and Ethics, che raccoglie gli scritti della filosofa cattolica (della corrente del "tomismo analitico") Gertrude Elizabeth Anscombe. 

Mary Geach è la figlia e racconta che sua mamma si è convertita al cattolicesimo quando era una teenager leggendo gli scritti di Chesterton! Era una delle allieve predilette di Wittgeinstein all'Università di Oxford e leggendo sulla sua pagina di Wikipedia delle sue prese di posizione dure e ferme per la battaglie cattoliche quando era ancora una ricercatrice (addirittura la protesta contro l'assegnazione della laurea honoris causa al Presidente U.S.A. Truman per aver autorizzato il bombardamento delle atomiche su Hiroshima e Nagasaki) viene da vergognarsi un pò per la nostra fede tiepida.

Però è anche bello riconoscere e ricordare l'influenza di Chesterton sulla sua crescita spirituale e intellettuale! Non ho trovato riferimenti sul blog... direi che vale la pena approfondire vista la statura del personaggio!

Paolo Ciccioli

lunedì 27 giugno 2016

La storia di questa bandiera

Questa bandiera è stata tessuta a mano da un gruppo di diciotto giovani tessitori sierraleonesi.

La storia è andata così.

Questi ragazzi un giorno si sono presentati nell'ufficio di John Kanu nel distretto di Kono, in mezzo al bush, come dice lui. 
Questi ragazzi hanno detto: per favore, trovaci un lavoro, siamo senza lavoro.
Lui: bene, che cosa sapete fare? 
Loro: niente… 
Lui: perché?
Loro: perché non sappiamo fare niente, non abbiamo studiato, vogliamo un lavoro…

Insomma, John è andato avanti a suon di domande fintanto che non li ha convinti che erano loro a dover fare qualcosa, a muoversi, a darsi da fare per un LORO lavoro, non per lavorare per qualcun altro. Insomma, in breve, mettendo loro a disposizione una sorta di piccolo capannone e insegnando loro come fare, questi ragazzi hanno tessuto il loro primo telo di cotone, bello pesante e resistente, ben fatto e con i classici disegni geometrici africani, e i loro bei colori.

Dopo un po', lavorando, sudando, soffrendo per il LORO lavoro (non per il lavoro di un altro) sono diventati i migliori tessitori del loro distretto, il distretto di Kono, dove la gente prima sapeva solo lavorare per due dollari al giorno per estrarre diamanti (il lavoro di un altro per i soldi di un altro).

Quando hanno aperto il nostro container ed hanno visto tutte le cose che avete contribuito a donare, a raccogliere, a pagare, sono stati così grati e commossi che hanno voluto farci dono di questa bellissima bandiera con i colori della Sierra Leone e quelle splendide parole:

Il Sierra Leone Chesterton Center si schiera solidale con la Società Chestertoniana Italiana per il distributismo - Grazie amici per il sostegno.

John è andato con le foto degli strumenti del nostro container (le nostre cose, belle, brutte, vecchie, nuove, povere e ricche - alcune comprate con i risparmi della pizza dei nostri alunni, altre con i soldini dei nostri bambini che hanno venduto i loro giocattoli "per John e i suoi amici") dal Ministro per la Gioventù e lo Sport della Sierra Leone ed ha ottenuto la terra ed il permesso di costruire la Chesterton Tools for Development School, una scuola per carpentieri, falegnami, elettricisti, saldatori, cuochi e camerieri. Una scuola che è una delle Scuole Chesterton del mondo.

Sinceramente l'altra sera quando John ce l'ha raccontato abbiamo tutti versato più di qualche lacrima. Mi spiace solo che non eravamo tutti.

John ci ha poi detto che ha costruito una casetta per accogliere tutti quelli che vorranno andare a dare una mano per un po' di tempo in Sierra Leone. 

Cari amici, questo è solo l'inizio, perché abbiamo promesso altri due container a John e ai suoi amici.

Società Chestertoniana, Scuola Chesterton, APS Santa Caterina e tutti gli altri amici per sempre di John Kanu e del Sierra Leone Chesterton Center.

Marco Sermarini

Il fantasma di una pulce: G. K. Chesterton e William Blake | Luca Fumagalli su Radio Spada

http://www.radiospada.org/2016/06/il-fantasma-di-una-pulce-g-k-chesterton-e-william-blake/?utm_campaign=shareaholic&utm_medium=facebook&utm_source=socialnetwork

sabato 25 giugno 2016

Il consiglio del SLCC

John al lavoro con i contadini

John ci ha detto cosa è successo all'arrivo del container

Ecco cosa stanno facendo coi nostri attrezzi...

Questi ragazzi avevano lasciato la scuola, oggi sanno tessere...

Il lavoro di John in Sierra Leone

L'incontro con John Kanu oggi

Guardate che cosa ci hanno regalato gli amici del Sierra Leone Chesterton Center...

Il mercato distributista costruito da John Kanu e dal Sierra Leone Chesterton Center

John Kanu ci spiega come ha fatto...

John Kanu all'APS S. Caterina

venerdì 24 giugno 2016

Chesterton e la Brexit

Chesterton era per la Merrie England, l'Inghilterra medievale cattolica, prima della distruzione da parte dell'ideologia protestante.

Chesterton era per la famiglia, diceva che la famiglia è anarchica perché viene prima dello Stato, prima di tutto.

Vedeva malissimo il cosiddetto gingoismo, figuriamoci l'adorazione dell'Europa della finanza.

Scrisse Il Napoleone di Notting Hill per l'amore delle piccole patrie. Pensò al distributismo per rimettere al centro la famiglia che è l'unica cosa su cui deve essere fondato uno "stato".

Tante, tante, tante altre cose...



Gilbert Keith Chesterton, Una breve storia d'Inghilterra

Ho trascorso gran parte della mia vita a criticare e condannare le istituzioni vigenti del mio Paese: penso che sia la cosa più infinitamente patriottica che un uomo possa fare.

Gilbert Keith Chesterton, The Crimes of England

Oggi l'Inghilterra è così lontana da Londra che i suoi emissari potrebbero essere ricevuti con il rispetto dovuto a ospiti di riguardo venuti dalla Cina o dalle Isole dei Cannibali.


Gilbert Keith Chesterton, Il profilo della ragionevolezza

Il test della democrazia non è se il popolo vota ma se il popolo governa.

Gilbert Keith Chesterton Illustrated London News, 2 Ottobre 1909

Come l'avrebbe pensata Chesterton sulla Brexit è abbastanza chiaro...


Anche noi ci battiamo per l'autogoverno di ogni casa, questo è il distributismo!
(grazie ad Annalisa Teggi per l'assist…)


Brexit

Brexit... Ah! Ah! Ah! 😂😂😂

E per favore: non fate dire a Chesterton che non sarebbe stato d'accordo...! C'è un intero romanzo e migliaia di pagine che dicono il contrario.

giovedì 23 giugno 2016

Un appello cui non si può dire di no...

Carissimi amici,

In occasione dei festeggiamenti dedicati al beato Pier Giorgio Frassati organizzati dalla Compagnia dei Tipi Loschi (23 giugno – 4 luglio) abbiamo deciso di invitare il nostro carissimo amico John Kanu, presidente del Sierra Leone Chesterton Center. John sta facendo una cosa grande e bella in Sierra Leone. Laureato a Oxford diversi anni fa, decide di ritornare in Sierra Leone per sostenere la sua gente e proporre loro un modo nuovo di concepire la vita, il lavoro, l'educazione. 
Attraverso diversi incontri significativi, infatti, durante il suo periodo di studi universitari in Inghilterra, John ha approfondito la conoscenza del "distributismo" proposto da Chesterton e altri come una strada bella e buona per vivere e organizzare la società, un'alternativa al capitalismo e al socialismo. IL "distributismo" ha le proprie radici nella Dottrina Sociale della Chiesa e ha origine dall'Enciclica di papa Leone XIII "Rerum Novarum".
John in pochi anni ha costituito circa una trentina di cooperative di famiglie che lavorano, si aiutano nell'educazione dei figli, costruiscono in Sierra Leone un nuovo modo di vivere con passione e tenacia.
L'avventura umana di John Kanu, la sua tenacia, il suo impegno educativo e l'amore per i suoi amici, la sua gente, il suo paese, è per noi e per il mondo un grande esempio. Averlo qui è una grazia.
John arriverà venerdì 24 giugno e rimarrà con noi fino al 7 luglio. Durante questo periodo avremo occasione di approfondire con lui la nostra amicizia e costruire legami significativi con i nostri amici leonesi.
Sabato 25 giugno, in occasione del Santa Caterina's day John Kanu incontrerà la confraternita (un sodalizio di opere non profit che operano in diverse regioni e che sono legate da un'amicizia ormai decennale). L'incontro si terrà alle ore 16.00 a Casa San Francesco, Grottammare (luogo di svolgimento della festa dedicata al beato Pier Giorgio Frassati). La sera, alle ore 21.30 ci sarà un incontro pubblico dal titolo: "Il test della democrazia non è se il popolo vota ma se il popolo governa" (Gilbert Keith Chesterton).
Durante la sua permanenza avremo modo di organizzare altri momenti di condivisione con John. Naturalmente John parteciperà anche al Chesterton Day il 2 Luglio alle ore 19.30 (tema: l'eredità di Chesterton).

Sarà mia premura tenervi aggiornati.

Quindi questo è un invito! 
-          a partecipare all'incontro di sabato 25 giugno;
-          a partecipare a tutti gli incontri proposti per la festa del beato Pier Giorgio Frassati (allego il programma);
Ma questo è anche una richiesta di aiuto!
Far venire da noi John ha determinato ovviamente un costo. Alcune spese le avevamo preventivate altre invece sono state del tutto impreviste.
Il biglietto aereo (andata e ritorno) è costato circa 1.400,00 euro. Tale spesa ha una copertura perché ovviamente prevista.
Anche il soggiorno di John è una spesa preventivata e quindi coperta.
Le spese impreviste sono relative al tutto quello che noi e John abbiamo dovuto fare per ottenere il visto di ingresso in Italia.
In Sierra Leone non c'è un'ambasciata italiana. L'ambasciata italiana di riferimento è quella di Abidjan in Costa D'Avorio. Abidjan dista da Freetown (capitale della Sierra Leone) circa 1500 Km. John, per ottenere il visto, ha attraversato la Sierra Leone, la Liberia e gran parte della Costa D'avorio. E' rimasto ad Abidjan una settimana in attesa del visto. Nel frattempo, al fine di velocizzare le operazioni, dall'Italia abbiamo contattato più volte l'ambasciata italiana in Costa D'Avorio. 

Tutto questo ha determinato un costo complessivo non previsto di circa 2.000,00 euro (1.500,00 euro per il viaggio e il soggiorno di John in Costa D'Avorio e 500,00 euro di spese telefoniche).
Per quanto riguarda le spese telefoniche sono state coperte dal coinvolgimento diretto di coloro che le hanno fatte.
Per quanto riguarda le spese di viaggio e di soggiorno in Costa D'Avorio, queste sono state sostenute da John.

L'aiuto che vi chiedo riguarda proprio questa ultima voce di spesa. Ho il desiderio di restituire a John quanto speso. John ovviamente non chiede nulla, ma so per certo che per lui spendere tutti questi soldi (siamo in Sierra Leone) non è cosa da poco.
e quindi, cari amici, unitamente al mio amico Pietro Marzi che ne è presidente,

ISTITUISCO IL  C.S.R.D.A.J.K. (CLUB SOVVERSIVO RIVOLUZIONARIO DI SOSTEGNO A JOHN KANU)

Il C.S.R.D.A.J.K. ha una durata di 16 giorni (da oggi al 7 luglio) e ha lo scopo unico di raccogliere fondi per John in relazione alle spese sostenute da John stesso per venire in Italia.

L'iscrizione al C.S.R.D.A.J.K. è rigorosamente ed esclusivamente riservata a: amici, parenti, conoscenti, sconosciuti, simpatizzanti, antipatizzanti, chestertoniani doc, chestertoniani non doc, distributisti, distributisti che non sanno di essere distributisti,  confratelli, famiglie, single, single prossimi al matrimonio.
Coloro che non appartengono a tali categorie non possono essere iscritti al C.S.R.D.A.J.K., salvo richiesta scritta che sarà valutata dall'Alto Consiglio del C.S.R.D.A.J.K. composto da me!
La modalità per associarsi al C.S.R.D.A.J.K. equivale al versamento di una quota minima di 10,00 euro tramite la pagina di raccolta fondi della scuola Chesterton aperta nella piattaforma www.buonacausa.org alla pagina:

http://buonacausa.org/cause/johnkanuinitalia

L’intera quota di iscrizione andrà a sostegno delle spese sostenute da John.

Nella causale della donazione è obbligatorio scrivere precisamente la parola: proJohn2016!!!
Vi saluto e vi ringrazio vi aspetto numerosi agli appuntamenti previsti per festeggiare Pier Giorgio Frassati e Chesterton!

Marco Sermarini

Segretario del C.S.R.D.A.J.K
Presidente della Società Chestertoniana Italiana

mercoledì 22 giugno 2016

Paolo Gulisano e il suo ultimo libro su San Thomas More

TOMMASO MORO: UN UOMO PER TUTTE LE UTOPIE


Nel 1516, cinquecento anni fa, veniva pubblicata un'opera destinata ad essere non solo un capolavoro immortale, ma anche a costituire un vero e proprio paradigma in campo letterario, filosofico e politico. Utopia era uscita dalla fervida mente dell'inglese sir Thomas More, in italiano Tommaso Moro. 

Colui che in quel momento era uno degli umanisti più in vista d'Europa, consigliere del Re d'Inghilterra Enrico VIII, brillante avvocato e raffinato intellettuale pubblicò un romanzo scritto in lingua latina in cui descrive un'isola immaginaria, una società ideale. Moro derivò il termine dal greco antico con un gioco di parole fra ou-topos (cioè non-luogo) ed eu-topos (luogo felice); utopia è quindi, letteralmente un "luogo felice inesistente". Il grande umanista dipinse un opposto idealizzato della società sua contemporanea, che egli sottopose a una satira sottile. La parola Utopia da allora entrò nel lessico comune con il significato di sogno, di progetto, di immaginazione proiettata sul futuro. Eppure Moro era tutt'altro che un sognatore, che un uomo in fuga dalla realtà. Era un uomo estremamente concreto, abituato ad affrontare l'esistenza propria e degli altri, le persone della sua famiglia, coloro i cui casi giudiziari gli erano affidati e che per lui erano sempre prima di tutto persone, e non appunto "casi". Un uomo che si prendeva cura della vita pubblica, della politica, del bene comune dei suoi concittadini inglesi. Un uomo caratterizzato da una profonda, intensa fede, che anni dopo lo avrebbe portato al patibolo, vittima di quel re che aveva fedelmente servito ma che non seguì nella sua rottura con Roma, con la Chiesa universale. Virtù che secoli dopo sarebbero state riconosciute dalla Chiesa stessa, dopo che lo erano state dal piccolo gregge cattolico di Inghilterra, perseguitato a lungo. Nel 1935 Tommaso Moro venne canonizzato da papa XI, e anni dopo un altro papa, san Giovanni Paolo II, lo avrebbe proclamato santo protettore dei politici, una categoria di persone che effettivamente ha un enorme bisogno di protezione sovrannaturale, in primo luogo per sfuggire alle tentazioni del potere cui sono sottoposti, e nei confronti dei quali si rivelano debolissimi nella propria resistenza, con conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti. Un santo dunque, l'autore di una chimera letteraria, filosofica, politica? 

La parola utopia in effetti non sembrerebbe appartenere strettamente al "gergo" della Chiesa, che usa terminologie molto concrete per definirsi e per definire la propria missione: popolo, gregge, corpo stesso di Cristo. Il Cristianesimo nasce a partire da un fatto, un avvenimento assolutamente concreto: il farsi carne di Dio in un bambino, Gesù, nonché nella passione, morte e resurrezione di quest'ultimo. Se tuttavia è vero che la parola utopia è molto usata nell'ambito politico e culturale, presenta anche alcuni aspetti religiosi molto importanti. Un'utopia (il cui significato è letteralmente non luogo, un luogo che non c'è) è un assetto politico, sociale nonchè religioso che non trova riscontro nella realtà, ma che viene proposto come ideale e come modello. Indica una meta intesa come puramente ideale e non effettivamente raggiungibile; in questa accezione, può avere sia il connotato di punto di riferimento su cui orientare azioni praticabili, sia quello di mera illusione e di ideale irraggiungibile. 

L'utopista - sia come coniatore di utopie, sia come semplice propugnatore, sia come pensatore utopico critico - può quindi essere tanto colui che costruisce le sue ipotesi ideologiche prescindendo dalla realtà - come Lenin, che affermava che se le sue idee non coincidevano con la realtà, tanto peggio per la realtà- quanto colui che indica un percorso che ritiene al contempo auspicabile e pragmaticamente perseguibile. Nell'uso comune, utopia e utopismo sono spesso associati a pensieri e comportamenti velleitari. Molto spesso anche il Cristianesimo viene indicato come un'"utopia". La via mostrata da Cristo sarebbe troppo "alta", impraticabile, e quindi utopica, così come una società fondata sui princìpi cristiani.  Eppure il termine utopia fu coniato da un santo, un martire, Tommaso Moro, che per difendere i suoi ideali, che erano realtà ben concrete, finì sul patibolo. Ideali concreti, e non sogni o visioni ideologiche: la verità, la giustizia, il bene comune del popolo, l'unità della famiglia. Moro aveva compreso con straordinaria lucidità dove avrebbe portato la strada aperta dal suo ambizioso sovrano: all'esatto contrario di un "luogo buono" in cui vivere, ma ad un paese oppresso da una feroce oligarchia che per egoismo si sarebbe fatta beffe dei valori per cui Moro si battè fino alla morte, pur di non venir meno alla verità. 

Quelli in cui Moro pubblicava il suo romanzo erano anni fervidi, anni che precedettero eventi eccezionali e drammatici per la storia europea e del mondo: Erasmo da Rotterdam aveva appena scritto - nel 1511- l'Elogio della Follia, un'opera peraltro dedicata allo stesso Moro, e nel 1513 Machiavelli redasse Il Principe, manifesto del pragmatismo politico, dove il fine giustifica i mezzi. Infine, un anno dopo Utopia, nel 1517, Martin Lutero pubblicò le sue tesi, e diede inizio alla Riforma. Si apriva così una stagione non solo religiosa, ma anche politica, che avrebbe sconvolto per sempre gli scenari europei.

"Quando penso in cuor mio a tutte le repubbliche che oggi fioriscono ovunque, Dio mi aiuti, non vedo che cospirazioni dei ricchi per curare i propri interessi privati con il pretesto di fare quelli pubblici. Escogitano e inventano ogni genere di stratagemma , in primo luogo per conservare senza timori quel che hanno ingiustamente accumulato, secondariamente per abusare del lavoro e della fatica dei poveri con la minor spesa possibile. Poi gli stessi ricchi decidono che questi stratagemmi devono essere adottati e rispettati per il bene dello Stato, ossia anche della povera gente, e quindi ne fanno delle leggi".  

Così scriveva Tommaso Moro nelle ultime conclusive pagine di Utopia. Ancora una volta una visione tristemente anticipatrice, profetica.

La cupidigia sembra essere il grande male – all'origine di ulteriori mali. contro cui lottare anche oggi.

Lo aveva ben colto un attento lettore di Moro come Gilbert K. Chesterton, che agli inizi del '900 scrisse alcuni romanzi apparentemente surreali, come La sfera e la croce, Il Napoleone di Notting Hill, Manalive, e soprattutto  L'osteria volante dove immagina un Inghilterra del XXI secolo dominata da un potere di tipo massonico che si avvale della collaborazione di ambienti islamici – una sorprendente distopia mitigata da quello straordinario umorismo per cui il celebre convertito può essere considerato il miglior erede di Moro. Chesterton paventava l'avvento di "masse di uomini devoti al Nulla, diventati schiavi senza un padrone". Per Chesterton si sarebbe riconosciuta questo nuovo ordine per le offese recate a Dio e all'uomo, alla morte e alla vita, entrambe rese un nulla . Da questo si sarebbe capito che la barbarie era in arrivo.

Mentre nella prima metà del '900 andavano realizzandosi i peggiori incubi di società tiranniche, ingiuste, oppressive, Chesterton pensò alla possibilità di realizzare forme di civiltà come quella descritta da Moro. Anche e soprattutto per questo motivo fondò il movimento Distributista. In occasione di una manifestazione celebrativa di Tommaso Moro tenutasi a Londra, nel Santuario di Beaufort Street nel 1929, Chesterton scrisse: "Il beato Thomas More è più importante oggi che in qualunque altro tempo fin dalla sua morte, forse anche più che del grande momento del suo morire, ma non è ancora così importante come sarà tra un centinaio di anni." 

Dalla vita e dal martirio di san Tommaso Moro scaturisce un messaggio che attraversa i secoli e parla agli uomini di tutti i tempi della dignità inalienabile della coscienza, nella quale, risiede il nucleo più segreto e il sacrario dell'uomo, dove egli si trova solo con Dio, la cui voce risuona nella sua intimità.

Quando questo richiamo della verità viene ascoltato, allora la coscienza orienta con sicurezza i loro atti verso il bene.

Tommaso Moro morì testimoniando che c'un bene più grande di ogni potere e ogni successo mondano per cui vale la penda dare la vita. Dava la vita per i propri amici, per la propria famiglia, per il proprio povero paese che stava a sua volta per andare incontro a un bagno di sangue- 

Il 6 luglio 1535 venne decapitato.

Le cronache riportarono il modo in cui si avviò al supplizio: con animo sereno, con fede pronta, con umorismo, con grazia. 



Paolo Gulisano