giovedì 24 maggio 2018

Una bellissima testimonianza su GKC da parte di un sacerdote missionario...

Un piccolo regalo ha fatto scaturire questa bellissima testimonianza che oggi riesco a condividere con voi.
Un grazie a padre Flavio, che ci ricorda quanto sia importante il nostro Gilbert e quanto bene possa fare.
Condivido parola per parola quello che ha scritto.

Marco Sermarini

Con semplicità e verità posso dirle che fin dai diciotto anni, nel 1968, egli è stato una delle de luci fisse della mia vita.
Provvidenzialmente ho trovato la sua ortodossia in una vecchia biblioteca tra libri abbandonati e senza sapere gran che dell'autore. Mi sono da subito abbeverato alla sua Ortodossia per tutta la mia esistenza. Ma c'è stato un periodo, tra i venti e i venticinque anni in cui ho voluto appositamente lavarmi il cervello, leggendola ogni giorno. Con un amico statunitense l'ho studiata ed analizzata a fondo anche in inglese. E' stat aper me una necessità vivere del pensiero e della genialità di G.K.C. Sembrerà una pazzia, e invece mi ha salvato dalla pazzia e mi ha fatto entrare profondamente ed ormai naturalmente nel mondo fantastico della gratitudine, nella continua scoperta che ogni cosa è regalo, nuova e familiare allo stesso tempo.
Cinque anni di continua autopsicanalisi operata da me stesso alla sua scuola, in sua compagnia e di Santa Teresina. Non l'ho mai lasciato in questi sessant'anni di amicizia intima. E', come attualmente per tante persone sparse nel mondo, il fedele gioioso e fantastico compagno di viaggio, che ad ogni istante fa intravvedere di ogni dettaglio delle cose il colore diverso, rosso magari come i capelli della sua amata e dell'amore in fiamma. Nel mio percorso missionario nel continente africano, e poi per servizi al mio ordine dei Carmelitani Scalzi, in vari continenti, fino ad ora, mi ha dato la mano ed è stato, come la Bibbia, luce ai miei passi. Per questo l'ho voluto conoscere, accumulando nel tempo molti suoi libri. Qualche momento fa ho voluto verificare quanti volumi di GKC ho sotto mano; altri sono altrove. Ne ho più di venti in italiano, spagnolo, francese, e almeno quindici in inglese. Quelli in inglese sono i più sostanziosi: i due volumi della Maisie Ward, prezioso regalo che m'ha fatto la SCI; poi l'ultima biografia di GKC di Ian Per ed Il Romanzo dell'Ortodossia di William Oddie; altri volumi vari di differenti edizioni; ed infine sei volumi delle Opere Complete di GKC della Ignatius Press. Come lei saprà, l'edizione completa dovrebbe comportare 40-45 volumi. E' insuperabile. A questo riguardo le devo dire che stando a Roma 25 anni fa, con tanta gioia e sacrificio, avevo fatto incetta di una decina di volumi della Ignatius Press. Nel trasferimento in altra sede si sono volatilizzati. Come penso si sia volatilizzato in queste ultime settimane un volume prezioso di GKC regalatomi da un confratello statunitense. In questo ultimo anno ho ripreso a leggere e rileggere quotidianamente con intensità e passione il nostro comune amico. Lo sento sempre più attuale e luminoso. A me vicino ed intimo e necessario: non finisco mai di conoscerlo. Come dice Luis Inacio Seco nella biografia in spagnolo che ho ripreso proprio oggi: Chesterton, un escritor para todos los tiempos.

Padre Flavio Caloi

“I love my life!” Parola di Conor – Aldo Maria Valli - Noi tifiamo per il NO! all’aborto in Irlanda!

"I love my life!" Parola di Conor – Aldo Maria Valli
Contravvenendo ad una regola che ci siamo dati, e cioè di non allargare lo spettro del nostro blog oltre l'ambito strettamente "chestertoniano" e quant'altro vi è connesso, vi proponiamo la lettura dell'articolo di Aldo Maria Valli e della storia di Conor.

Questo perché in Irlanda ci sono molti Chestertoniani ed in particolare il nostro carissimo Angelo Bottone, che sta lottando perché non prevalga la pazzia dell'aborto in questo meraviglioso paese.

Allora vi chiediamo di pregare perché domani il referendum sia un clamoroso flop per le ragioni del sì all'aborto ed una spettacolare vittoria per il no all'aborto. Sarebbe lo sbugiarda mento di tutti grandi poteri che voglio distruggere la nostra meravigliosa civiltà cristiana proprio nell'Isola dei Santi.

Negli ultimi giorni i sondaggi hanno visto una ripresa del no, e così subito i grandi poteri si sono affannati a togliere la possibilità di fare pubblicità su Facebook e su Google. Dobbiamo sempre ricordarci che il piccolo Davide sconfisse Golia, ed in ogni caso comunque vada la lotta per la vita continuerà per sempre.

Noi Chesterton siamo con voi per la vita, cari amici irlandesi!

Gli entusiasti tatini del Doposcuola “Vivere non vivacchiare” - della parrocchia di Santo Spirito a Ferrara lieti di aver ricevuto il diplomino e i regalini vinti col Concorso Chesterton!!!

La bellissima letterina degli alunni della IV classe della Scuola Elementare Paritaria Maria Immacolata di San Benedetto del Tronto, vincitrice del II Concorso Chesterton

Cari Amici,

vi propongo questa letterina che gli alunni della IV classe della Scuola Elementare Paritaria Maria Immacolata di San Benedetto del Tronto, vincitrice del II Concorso Chesterton (bellissimo), hanno scritto al nostro Gilbert.

Che vi devo dire?

Sono contento e commosso che qualcuno sia davvero diventato amico di Chesterton tanto da scrivergli una vera lettera come si fa ad un amico. Tra l'altro è molto bella, leggetela, offre molti spunti veri e buoni anche per noi "grandi". Ringrazio molto la loro maestra, Suor Clelia, che ha fatto questo bel lavoro.

Pensate a quanti amici potrà avere Chesterton, ora! Io iniziai così: divenni amico di Chesterton (senza saperlo) a cinque anni guardando in TV le puntate de I Racconti di Padre Brown. Forse grazie anche a lui ho avuto la grazia di credere sempre nei miei ideali di bambino, come lui stesso disse parlando di sé a proposito de Il Napoleone di Notting Hill. Ecco, vorrei che tutti avessero questa opportunità. Questo è lo scopo per cui ho fondato la Società Chestertoniana coi miei amici e la continuo a fare: tutti amici di Chesterton, tutti combattenti per i propri ideali di bambino, tutti amici di Nostro Signore e Nostro Re Gesù Cristo.

Marco Sermarini





Un aforisma al giorno

Alla donna sono dovute, quasi senza dubbio, tutte quelle tradizioni efficaci che non si trovano nei libri e che riguardano in particolar modo l'educazione; deve essere stata lei la prima a dare la calza dei dolci al bambino che era stato bravo e a metterlo in un angolo quando era stato disubbediente. Questo sapere, che non è classificabile, viene qualche volta indicato come 'regole d'oro' e altre come intuito femminile. Quest'ultima espressione suggerisce il nocciolo della verità, perché non c'è nulla che, invece, definiamo intuito maschile.
Gilbert Keith Chesterton, Cosa c'è di sbagliato nel mondo

mercoledì 23 maggio 2018

G.K Chesterton, evangelizador del mundo moderno - ¿Posible canonización? - Julio Llorente su La Gaceta

Chesterton consagró su vida intelectual a la defensa de la verdad y, por tanto, de la Fe. Pero esta defensa, lejos de caer en la tentación de la ranciedad, siempre fue alegre y constructiva.

https://gaceta.es/civilizacion/g-k-chesterton-evangelizador-del-mundo-moderno-20180511-1555/

“Chiavari in giallo”: sabato appuntamento all’Economica


Un aforisma al giorno

L'uomo sano di mente, che è abbastanza sano di mente da vedere chiaramente che Shakespeare scrisse Shakespeare, è l'uomo che è sano abbastanza da non preoccuparsi per niente se l'abbia fatto o meno.

Gilbert Keith Chesterton, Leggendo Shakespeare

Un aforisma al giorno

L'uomo sano di mente, che è abbastanza sano di mente da vedere chiaramente che Shakespeare scrisse Shakespeare, è l'uomo che è sano abbastanza da non preoccuparsi per niente se l'abbia fatto o meno.

GKC, Leggendo Shakespeare

martedì 22 maggio 2018

La trasmissione su Radio Maria del 19 Maggio 2018 su L’Opzione Benedetto

Qui di seguito la registrazione della trasmissione su Radio Maria condotta da Fabio Trevisan con la partecipazione di Marco Sermarini ed Enrico Tiozzo Bon. La trasmissione andata in onda il 19 maggio 2018 ed a riguardato l'uscita del volume L'opzione Benedetto di Rod Dreher.

http://radiomaria-cdn.thron.com/static/F6XG8D_20180519_2100_GLTUDI.MP3?response-content-disposition=attachment

Opzione Benedetto, il manuale per non morire postcristiani - Il timone

Opzione Benedetto, il manuale per non morire postcristiani - Il timone

Opzione Benedetto, il manuale per non morire postcristiani

di Martino Cervo (fonte: La Verità)

Dio, se c'è, c'entra. Rod Dreher ribalta il motto con cui Cornelio Fabro spiegava l'atteggiamento moderno, l'assunto che confina la dimensione religiosa in un ambito privato, o comunque su un piano che mai tocca quello della vita concreta, degli interessi, del lavoro, degli affetti. Se Dio c'è – e per Dreher, intellettuale americano, scrittore, cattolico convertitosi all'ortodossia, c'è eccome – allora c'entra, determina la radice profonda, il criterio con cui l'uomo si tuffa nell'ambiente e negli aspetti del quotidiano.

Esce in Italia, grazie a San Paolo e alla traduzione di Paolo Zanna, L'opzione Benedetto (352 pagine, 25 euro), un libro che nel 2017 ha infiammato a sorpresa il dibattito culturale americano, tanto che il New Yorker lo ha definito «il più discusso e il più importante libro religioso del decennio».

«Opzione Benedetto» è un metodo, un auspicio quasi, che Dreher ha formulato per anni nei suoi articoli e interventi, poi precipitati in questo stupefacente prontuario strategico per cristiani in un mondo postcristiano. Si tratta di un testo formidabile per originalità e pertinenza sui grandi nodi del rapporto tra fede e cultura, che investe l'invito di Gesù ai suoi, quello di «nel mondo ma non del mondo». È difficile non ascoltare nelle pagine di Dreher l'eco di Charles Péguy: «Per la prima volta, per la prima volta dopo Gesù», scriveva il grande francese, «abbiamo visto sorgere un mondo nuovo, se non una città; una società nuova formarsi, se non una città; la società moderna, il mondo moderno; un mondo, una società costituirsi, o almeno assemblarsi, (nascere e) crescere, dopo Gesù, senza Gesù. E ciò che è più tremendo, amico mio, non bisogna negarlo, è che ci sono riusciti». Lo scrittore americano ha una lettura drammatica della modernità, come fondata su forze radicalmente anticristiane, tali da scardinare la tradizionale alleanza tra Occidente e cristianesimo: «Abbiamo perso su tutti i fronti», dice, «le rapide e inarrestabili correnti del secolarismo hanno sbaragliato le nostre deboli barriere. L'ostile nichilismo laico ha conquistato popolarità nel nostro governo centrale, e la cultura si è rivoltata contro le tradizioni cristiane. Ci diciamo che questi sviluppi sono stati imposti da un'élite liberal, perché troviamo intollerabile la verità. Il popolo americano, attivamente o passivamente, approva».

La società liberale, la nostra democrazia, percepita come neutrale per definizione in quanto concepita al servizio dell'autodeterminazione e della soddisfazione dei desideri degli uomini, non è – secondo l'autore – né inevitabile, né antropologicamente ininfluente rispetto all'esperienza cristiana. Anzi, con la fulminante accelerazione degli ultimi anni, i suoi fondamenti complicano la possibilità stessa di vivere il cristianesimo. «Gesù Cristo ha promesso che le porte dell'inferno non avrebbero prevalso contro la Sua chiesa, ma non ha promesso che l'inferno non avrebbe prevalso contro la Sua chiesa in Occidente. Ciò dipende da noi», scrive.

Dreher descrive con lucidità raramente riscontrabile il percorso dell'Occidente da dopo il Medioevo a oggi, bruciando i secoli in poche tappe: «La perdita della fede riguardo al rapporto integrale tra Dio e il Creato, il crollo dell'unità religiosa e dell'autorità religiosa nella Riforma protestante, l'illuminismo del XVIII secolo, che ha sostituito la religione cristiana con il culto della Ragione, ha privatizzato la vita religiosa e inaugurato l'età della democrazia; la Rivoluzione industriale e la crescita del capitalismo nel XIX e nel XX secolo, la Rivoluzione sessuale (1960-presente)». La concezione cristiana esce maciullata, e il punto di vista americano coglie probabilmente derive non ancora toccate in Europa, o in Italia. Dreher vede la fede ridotta a una forma di «deismo moralistico terapeutico», perfetta fusione tra reminiscenze cristiane e ordine liberale in cui, appunto, Dio magari c'è ma di sicuro non c'entra, se non come pensiero devoto a margine della vita.

Dunque? Dreher, sorpreso nella conversione dalla convenienza umana della fede cristiana, propone una «ritirata strategica» – cioè l'opposto logico della vera ritirata – ispirata a due Benedetto: quello da Norcia (480-547) e il Papa emerito Joseph Ratzinger. Ai cristiani spetta un primo riconoscimento realistico, chiarissimamente espresso dal successore di Karol Wojtyla: la battaglia culturale è persa. Questo però non è motivo di sconforto: Dreher esprime una speranza opalescente, cupa ma luminosa, in cui la tempesta è circostanza provvidenziale, purché ci si rimbocchi le maniche e si costruisca un'arca con cui evitare il peggio. Alla inevitabile constatazione di un mondo costruito su idee e prassi che sterilizzano lo spazio della fede, Dreher propone un'opzione ricalcata sulla Regola benedettina.

Agli antipodi della fuga dal mondo, è una corsa verso il senso del mondo, dell'uomo e della vita, che per lui è il fatto cristiano. Come il patrono d'Europa, assistendo alla distruzione di Roma, rifondò un continente ritirandosi a pregare nelle grotte, così Dreher ritiene che, nel mondo contemporaneo, l'unica strada si concentri nella vita di fede, nell'esperienza personale del rapporto con Dio attraverso la realtà. Qui si annida il paradosso di un libro che si presta a banalizzazioni (mesi fa La Civiltà cattolica con perifrasi gesuitiche l'ha di fatto bollato come eretico): l'opzione Benedetto è una lunga, colta, semplice, ardita custodia domestica, educativa, comunitaria, ecclesiastica, dell'esperienza di fede. Fatta di regole, certo, di cura del corpo, del tempo, della preghiera: e nel mondo attuale questa custodia è impossibile fuori da una comunità laica che la tuteli e la renda possibile. L'autore, che ha visitato l'Italia e raccoglie le testimonianze di monaci benedettini, è convinto che qualunque conseguenza culturale, politica, economica, sociale del cristianesimo non possa essere figlia di un progetto di conquista, ma conseguenza di una esperienza personale di rapporto con Dio, di fede praticata e vissuta nelle circostanze della vita.

Dreher è molto capillare nell'«esigere» dal lettore un cambio di mentalità e un rigore altissimo nel vivere questa «opzione», e ritiene che la sfida contemporanea si giochi su sesso e tecnologia, ovvero i due ambiti in cui la mentalità dominante meno ammette eccezioni al dogma liberale dell'autodeterminazione. L'autore ha pagine che potranno suonare moralistiche, ma la sua proposta affetta con un piglio profetico e dunque attualissimo la consistenza delle nostre libertà immaginate. Siamo – davvero – liberi nell'educazione dei figli, nell'uso del tempo, nelle frequentazioni, nel peso da assegnare alle cose, o altri, in ultima analisi più deludenti di Dio, decidono per noi? Dreher lascia il sospetto che Dio esista, e serva all'uomo per abitare il mondo.

Il Timone nel mese di aprile 2018 ha dedicato all'Opzione Benedetto un Primo piano dove intervengono lo stesso Rod Dreher, monsignor Charles Chaput, vescovo di Philadelpia, Costanza Miriano, padre Serafino Tognetti, Giovanni Lindo Ferretti e Marco Sermarini



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Un aforisma al giorno

Difficilmente qualcuno... osa difendere la famiglia. Il mondo attorno a noi ha accettato un sistema sociale che nega la famiglia. Qualche volta aiuterà il bambino a dispetto della famiglia; la madre a dispetto della famiglia; il nonno a dispetto della famiglia. Non aiuterà la famiglia.


Gilbert Keith Chesterton, G.K.’s Weekly, 20 Settembre 1930, n° 23

venerdì 18 maggio 2018

II Concorso Chesterton - alcuni lavori

II Concorso Chesterton - esultanza dei vincitori ed il loro elaborato

II Concorso Chesterton - altre immagini

II Concorso Chesterton - Immagini

Oggi c’è stata la premiazione del secondo Concorso Chesterton...

La nostra società ha organizzato, in collaborazione con la Scuola Libera Chesterton di San Benedetto del Tronto, il II Concorso Chesterton dedicato agli alunni delle scuole elementari e medie.

Il tema di quest'anno riguardava l'eroe più famoso del nostro autore, il prete investigatore padre Brown.

È stata una giornata molto bella, al concorso hanno partecipato decine e decine di ragazzi, con una classe venuta addirittura da Verona, la partecipazione di un doposcuola di Ferrara, quattro classi da Martinsicuro ed altri partecipanti provenienti dalla città di San Benedetto del Tronto e dintorni.

Come vedete il numero dei partecipanti sta crescendo come pure l'interesse. Pubblicheremo in un altro post alcune foto della giornata.

I giurati (Annalisa Teggi, Rodolfo Casadei e Fabio Trevisan), oltre a giudicare i lavori pervenuti, tutti bellissimi e frutto di una riflessione elaborata, hanno reso la giornata bella ed indimenticabile con alcune loro brevi e piacevoli riflessioni che hanno coinvolto i bambini e gli adulti presenti.

Ci premeva però farvi leggere la lettera che gli alunni della classe IV della scuola elementare Maria Immacolata, risultata vincitrice del primo premio, hanno voluto scrivere al nostro caro Gilbert. È proprio una cosa bella! L'obiettivo che ci proponevamo era quello di far conoscere meglio il nostro caro amico, di farlo diventare amico di tanti bambini, perché anche loro possano averlo come aiuto, conforto, guida e allegro compagno.

Abbiamo anche lanciato il tema dell'anno prossimo: "Un'avventura sotto casa". Il senso dell'avventura è uno dei motivi principali della scrittura di Chesterton, E vorremmo di nuovo provocare un incontro fruttuoso e piacevole tra il nostro amico di bambini e ragazzi di tante nuove scuole.

La Ballata del cavallo bianco, quando l'epica ci parla del nostro tempo - Fabio Trevisan su Riscossa Cristiana



https://www.riscossacristiana.it/langolo-di-gilbert-k-chesterton-grandezza-e-attualita-di-uno-scrittore-cattolico-rubrica-quindicinale-di-fabio-trevisan-10/

LA BALLATA DEL CAVALLO BIANCO,

QUANDO L'EPICA CI PARLA DEL NOSTRO TEMPO


di Luca Biffi e Chiara Gnocchi

 
 

 

Sabato 19 maggio alle ore 16 presso la "Casa Sacro Cuore" (via Vandelli 46, Colombaro di Formigine, Modena) l'appassionato studioso di Chesterton Fabio Trevisan terrà un incontro dal titolo "La Ballata del Cavallo Bianco: immagini, musiche e brevi letture", incentrato su questo poema epico, scritto da uno dei più importanti autori cristiani del Novecento. Avremo così modo di coglierne non solo il significato profondo, ma anche la bellezza poetica.

Proprio in occasione di questo intervento, abbiamo chiesto a Fabio Trevisan di anticiparci alcuni degli aspetti più interessanti della Ballata, con particolare attenzione circa l'attualità e il contenuto spirituale del poema.

Qual è stato il motivo che l'ha spinto a presentare questa conferenza-spettacolo sulla Ballata del cavallo bianco.

Dopo aver letto e meditato a lungo su questo poema epico che Chesterton pubblicò nel 1911, ho creduto opportuno far sentire e far intravedere la bellezza di questo capolavoro attraverso musiche e immagini che accompagnassero i versi. Il grande scrittore inglese infatti insisteva nel poema ad utilizzare verbi come "scrutare", "guardare", "cantare", "vedere" per farci assaporare la continuità della tradizione. Si parla infatti di ballata laddove cantori, poeti tramandano storie antiche, leggende che altrimenti sarebbero andate perdute.

Qual è il significato del cavallo bianco?

Chesterton si faceva accompagnare dall'autista nel villaggio di Uffington, nel sud dell'Inghilterra, dove dall'età preistorica era apparsa tra l'erba sulle colline di gesso la figura stilizzata di un cavallo bianco lunga più di 100 metri e larga più di 32 metri. Nei pressi di quel cavallo bianco preistorico si era combattuta, nel IX secolo, la battaglia decisiva tra i cristiani capeggiati da Re Alfred (venerato dalla tradizione popolare come Santo) contro i pagani Danesi. A Chesterton non interessava comprendere il vero significato di quel cavallo bianco (tante ipotesi sono state prodotte nei secoli) ma piuttosto desiderava recuperare la purezza, l'integrità di quel disegno.

In che senso?

Il candore del cavallo era metafora dell'anima e le possibili erbacce che avrebbero potuto coprirlo erano i peccati degli uomini, le eresie, le forze del male che avrebbero potuto sfigurarlo. Bisognava quindi, come avevano fatto da tempi remoti, custodire innanzitutto il proprio cuore, sradicando la zizzania, piegandosi e inginocchiandosi con cura per preservare la purezza del disegno, la pulizia del contorno, il lindore dell'anima gradita a Dio.

Un poema cristiano quindi?

Un poema cattolico scritto, pensato e visto da un uomo che ufficialmente aderirà alla Chiesa Cattolica Romana (così amava chiamarla) nel 1922, il che significa che cattolico pienamente lo era già prima. Non a caso due dei suoi saggi più famosi: "Eretici" "Ortodossia" datano rispettivamente 1905 e 1908 e nello stesso anno 1911 iniziava i famosi racconti di Padre Brown.

In poche parole può dirci i contenuti del poema epico?

La ballata del cavallo bianco si apre con un ringraziamento, segno dell'umiltà di Chesterton, verso coloro e soprattutto colei, la moglie Frances, che "ha messo la croce nelle sue mani". Da allora, come scriveva Chesterton, i suoi occhi si aprirono e poté vedere il segno di salvezza, la croce di Cristo. Si tratta quindi, sin dalla dedica iniziale, del manifesto esplicito della sua fede cattolica che si innesta nella tradizione popolare della santità di Re Alfred. C'è l'iniziale desolazione spirituale del Re che, vinto dai pagani, chiede soccorso alla Madonna in preghiera. C'è la visione della Vergine Maria che lo incoraggia, lo sprona. C'è l'adunata di tutte le forze amiche per combattere il male, c'è la battaglia, la vittoria, l'impegno per preservare la purezza dal peccato.

Sembrerebbe quasi un programma di esercizi spirituali…

Una suora dell'ordine di sant'Alfonso Maria de' Liguori, suor Bernadette Sheridan, ha dedicato parte della sua vita a meditare sul poema epico di Chesterton quale salutare esercizio spirituale. Nel poema si colgono le due anime che caratterizzano l'opera di Chesterton: quella poetica-pittorica e quella spirituale-filosofica. Arte, spiritualità, contemplazione permeano il poema e rivelano la profondità concettuale, la bellezza delle immagini suggerite, il fascino delle leggende evocate.

Qualcuno ha parlato della lungimiranza "profetica" di Chesterton, come scaturisce dal finale.

"Profezia" è un termine talmente abusato che non lo utilizzerei. Parlerei piuttosto di saldezza nella fede, nell'ortodossia, nella difesa del dogma e di un corretto concetto di tradizione. Come egli scrisse nella prefazione "la tradizione è come un telescopio che permette di allargare la visione della storia". Re Alfred nel finale ha infatti una "visione" e non una profezia; egli raccolse la cura che sin dai tempi antichi i contadini ebbero per salvaguardare l'integrità di quel cavallo bianco e la fece presente ai suoi tempi, il IX secolo, affinché quel cavallo non sbiadisse per l'incuria e i peccati dell'uomo.

Si può parlare di un'attualità di questo poema?

Quello che è stupefacente e sconvolgente è la freschezza, a distanza di più di un secolo, di questo componimento epico. Chesterton sembra, nel proiettare la tradizione che dal cavallo bianco passa attraverso gli occhi di Re Alfred, che ci inviti a scrutare dagli occhi di Alfred, come scrive sin dalla dedica iniziale. Questo significa che le tristi condizioni di Alfred possono essere assimilate alle nostre condizioni attuali. Infatti la desolazione del Re nel vedere la sua terra e l'amabile croce di Cristo calpestate e oltraggiate dai pagani, i cattolici dispersi e confusi, remissivi e incapaci di vedere; l'incapacità di riconoscere i propri peccati e di lottare per la salvezza dell'anima portano il Re cattolico a ritirarsi presso l'isola di Athelney a pregare, a chiedere luce, grazia e conforto spirituale.

Ed è qui che avvenne la visione della Vergine Santissima?

Proprio così! Questa grande visione supporta infatti la visione finale e costituisce l'esplicito mandato a lottare nella fede e a riunire nella lotta tutti i cattolici ormai senza speranza e questo a partire dalla costatazione umile della propria inadeguatezza. La Madonna infatti riporta alla realtà delle condizioni: "Voi siete ignoranti e coraggiosi". Questo appello richiama in parte all'inconsapevolezza dei destini ma stimola alla battaglia che, prima di tutto, è un combattimento spirituale.

Può dire qualcosa riguardo le musiche che si ascolteranno?

Sappiamo che la tradizione ci ha consegnato Re Alfred che, durante il ritiro sull'isola e prima dell'adunata dei capi dei combattenti cristiani, suonava un'arpa che portava sulle spalle. Questo strumento musicale può essere assimilabile anche nelle dimensioni all'arpa celtica. Pertanto il sottofondo musicale doveva essere un'arpa celtica. Non solo, ad avvalorare questo accostamento c'è la chiamata di Colan il Celto, uno dei capi cristiani più coraggiosi a soccorrere il Re. Ho inserito pure una musica che richiamasse un altro grande scrittore inglese, Tolkien, che esplicitamente con l'amico Clive Staple Lewis riconobbe l'influsso positivo (lo si può leggere nel meraviglioso saggio "Sulle fiabe") che esercitò Chesterton nei suoi confronti.

Un invito quindi a venire, ascoltare e vedere…

Ho voluto parlare di Chesterton attraverso questo poema per invitare a guardare, com'egli fece, la visione del Re che vide la Madonna. Non è un gioco di parole, è la sostanza spirituale della lotta di un cristiano che ho cercato di condensare in un'oretta di immagini, musiche, brevi letture.

Arrivederci allora il 19 maggio…

A Dio piacendo!

giovedì 17 maggio 2018

#ChestFest – Chesterton Festival in Kroatien - Echi tedeschi...

#ChestFest – Chesterton Festival in Kroatien

#ChestFest – Chesterton Festival in Kroatien

Themen jenseits der Pater Brown Geschichten. Hochkarätige Vortragende aus aller Welt diskutieren den herausragenden englischen Denker und Journalisten.

Zagreb (kath.net), Am Wochenende von 11. bis 13. Mai lädt der Kroatische Chesterton Club zu einem internationalen Symposium über Gilbert Keith Chesterton ein. Während Chesterton durch seine Detektivgeschichten rund um Pater Brown auch im Deutschen Sprachraum bekannt wurde, hat er seinen brillianten Wortwitz, seinen scharfen Verstand und seine spitze Feder wiederholt in den Dienst der Kirche und des Glaubens gestellt. C.S. Lewis schrieb beispielsweise, Chestertons „The Everlasting Man" habe ihn zum Christentum bekehrt und Erzbischof Fulton Sheen nannte ihn einen bedeutsamen Einfluss auf sein Leben. Papst Pius XI ernannte Chesterton posthum zu einem „defensor fidei" – einem Verteidiger des Glaubens. „Heretics" und „Orthodoxy" sind nur zwei seiner bekanntesten Werke die seine klare Sicht auf die Entwicklungen seiner Zeit und die Antwort des Glaubens formulieren.

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Als Referenten treten unter anderem Dale Ahlquist, der Präsident der American Chesterton Society, Marco Sermarini, der Präsident der italienischen Chesterton Society sowie Martine Thompson, Vorsitzender der English Chesterton Society sowie der Russische Dichter und Übersetzer Aleksandr Pravikov auf. Die Vorträge werden in englischer Sprache gehalten.

Kontakt / Organisation: nbolsec@yahoo.com







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Echi dalla stampa croata su Chestfest...

HARRIS 'Chesterton je predvidio da će kršćanstvo biti zadnji zaštitnik razuma protiv poganskog relativizma'

HARRIS 'Chesterton je predvidio da će kršćanstvo biti zadnji zaštitnik razuma protiv poganskog relativizma'

Na Filozofskom fakultetu družbe Isusove na zagrebačkom Jordanovcu održan je drugi i središnji dan prvog ChestFesta, festivala posvećenog životu i djelu velikog engleskog književnika i mislioca Gilberta Keitha Chestertona.

Chesterton (1874.-1936.) je jedna od najvećih književnih pojava u kulturnom životu Velike Britanije u prvoj polovici 20. stoljeća. Pored glasovitih krimića u kojima najneobičnije zločine umješno rješava skromni svećenik otac Brown a kojima je stekao vrlo široku popularnost, Chesterton je najznačajniji kao branitelj kršćanske vjere, te se i sam 1922. godine preobratio na katoličanstvo.

Njegov opus je ogroman, čini ga nekoliko desetaka knjiga, bilo da je riječ o visoko inovativnim biografijama svetaca (sv. Toma Akvinski i sv. Franjo Asiški), maštovitim romanima (Čovjek koji je bio Četvrtak, Napoleon iz Notting Hilla i dr.), filozofično-teološkim knjigama (među kojima su na hrvatski prevedene, primjerice, Vječni čovjek Pravovjerje), nizu pjesama ili stotinama novinskih članaka i eseja.

Chestertonov stil obilježava nesvakidašnja dovitljivost u spoju s rijetko viđenom vedrinom duha, koja se nerijetko očituje u njegovim slavnim paradoksima, putem kojih je kratko, sažeto, upečatljivo i dinamično izricao nebrojene istine kršćanske vjere.

Požar pravovjerja

Uvodnu riječ na skupu na Jordanovcu održao je Ivan Koprek, dekan Fakulteta filozofije i religijskih znanosti. Podsjetivši na Chestertonov navod kako se prema Katoličkoj crkvi ne može biti ravnodušan, već čovjek - čim joj se prestane svjesno opirati - automatski biva privučen, Koprek je istaknuo kako je Chesterton dobro polazište za dijalog znanosti i vjere, ali i više različitih znanosti i više različitih vjera.

Predsjednik Hrvatskog čestertonijanskog kluba Nikola Bolšec dodao je kako  Chesterton simbolizira "revoluciju pravovjerja", koja je od znanih nam povijesnih revolucija drukčija zato što je u ovome slučaju riječ o "revoluciji duha" o kojoj je govorio i papa Franjo. Za par tjedana vjerojatno će započeti i proces za proglašenje Chestertona blaženim, najavio je Bolšec, podsjetivši kako su ga spominjali i na nj se referirali i mnogi prethodni pape, od Benedikta XVI. i Ivana Pavla II., pa sve do Pija XI., koji ga je posmrtno proglasio "braniteljem vjere".

Najentuzijastičniji pronositelj Chestertonove riječi u Hrvata i osnivač Hrvatskog čestertonijanskog kluba Ivo Džeba u svojem je govoru istaknuo kako ne bi inicirao čestertonovski pokret u Lijepoj našoj da nije mislio kako se i kod nas može proširiti "požar pravovjerja". Na Chestertona je, kaže, naletio posve slučajno ili providonosno.

"Chesterton je zaslužan za 3/4 moje dioptrije", dodao je, referirajući se na činjenicu da je prije desetak godina u Hrvatskoj bio preveden mali broj Chestertonovih djela, pa je njegov bogat opus morao iščitavati kroz loše pdf-ove na internetskim prostranstvima. Zahvaljujući novim medijima, blogu i Facebooku, Džeba je postupno popularizirao Chestertona, što je rezultiralo i s nekoliko novih prijevoda, od Pravovjerja u izdanju Verbuma, pa do knjige Katolička Crkva i obraćenje, predstavljene upravo na subotnjem ChestFestu.

Chesterton i hrvatski duh

Glasovit britanski povjesničar s hrvatskom adresom Robin Harris, široj publici vjerojatno najpoznatiji po proučavanju lika i djela bl. Alojzija Stepinca, održao je predavanje naslovljeno "Chesterton i hrvatski duh".

"Da je Chesterton zašao u Hrvatsku, nedvojbeno bi je zavolio", rekao je Harris, prebacujući se s engleskog na hrvatski i natrag. "Katoličanstvo mu je mnogo značilo, baš kao i Hrvatima, a bio je sklon i zadovoljstvima koje bi mu mogle pružiti aromatične dubine Dolca, sa špekom, kulenom i kobasicama, pa i mladim sirom i kajmakom te čvarcima", dodao je, nasmijavši publiku.

Zastranjenja se mijenjaju, ali Crkva ostaje istom, istaknuo je Harris. "Prije stotinu godina Crkva nije morala braniti naravni zakon spolnog identiteta, jer čak niti njezini neprijatelji nisu bili toliko mahniti da spol i rod proglašuju društvenim konstruktom", dodao je. "U 19. stoljeću, Crkva se protivila pobačaju i eutanaziji, ali to i nije bilo kontroverzno, budući da su im se tada protivili više-manje svi".

"U Hrvatskoj smo sada na rubu novog sukoba države i Crkve, oko pobačaja", rekao je Harris, naglasivši kako je upravo Chesterton prepoznao da Katolička crkva zapravo brani razum od proturazumske, poganske svijesti. "Kršćanstvo će ostati jedinom racionalističkom religijom; ostale religije neće biti racionalističke, već relativističke, prikazujući i sam razum relativnim", pisao je Chesterton.

Novo mračno doba

I dok je osnivač zajednice i škole utemeljenih na Chestertonovim načelima Marco Sermarini govorio o svojim iskustvima pronalaženja istomišljenika, kako u svojoj domovini Italiji, tako i na drugim krajevima svijeta, predsjednik Američkoga čestertonijanskog društva Dale Ahlquist upozorio je na ona Chestertonova predviđanja o kretanjima zapadnih društava koja se danas ostvaruju.

"Učimo kako činiti mnoge pametne stvari... Idući veliki zadatak će biti naučiti da ih ne činimo", podsjetio je Ahlquist na Chestertonove riječi koje mogu poslužiti i kao svojevrsni amblem našemu vremenu, u kojemu - kako je pisao Benedikt XVI. - postoji dubinska razlika između onoga što nam je znanost omogućila činiti i onoga što je moralno učiniti.

Chesterton je Crkvu vidio kao svijetli most koji spaja stari Rim sa suvremenom europskom civilizacijom, a ne kao središnju točku tobožnjeg srednjevjekovnoga mraka. No dolazi "novo mračno doba", rekao je Ahlquist, čiji barbari, kao i oni koji su srušili Rimsko Carstvo, ne teže za istinom, već isključivo za zadovoljstvom.

Kao što je govorio Chesterton, ono što je za našu kulturu nekada bila Crkva, kao zaštitnica razuma, kulture i znanosti, ubrzo će postati - obitelj.

Misa za proglašenje Chestertona blaženim

Na drugom danu ChestFesta okupio se velik broj ljudi, no ono što je posebno zanimljivo jest da je velika većina posjetitelja festivala bila izrazito mlada, uglavnom ispod 30 godina. U opuštenoj atmosferi i duhu čestertonovske spontanosti, ustanovio sam da je velik dio okupljenih doista podrobno upoznat s Chestertonovom mišlju i djelovanjem.

Festival se nastavlja i u nedjelju, svečanom svetom misom za proglašenje Chestertona blaženim, koja će se u 11 sati održati u Bazilici Srca Isusova u Palmotićevoj ulici 33. Organizatori najavljuju da će se potkraj mise objaviti i - malo iznenađenje.



Inviato da iPhone

lunedì 14 maggio 2018

A proposito di discussioni...

Chesterton disegnatore bravissimo, simpatico ed autoironico che fa dell’ironia su Shakespeare...





Natural annoyance of William Shakespeare on being asked (while engaged on Macbeth) for the exact line of one of his Sonnets by a journalist from Beaconsfield.

Naturale fastidio di William Shakespeare per essergli stata chiesta (mentre è impegnato con Macbeth) l'esatta riga di uno dei suoi Sonetti da un giornalista di Beaconsfield.

Chesterton in altre parole - Gilbertino buon bambino


Sulla strada da e per la scuola, incrociavamo un negozio di giocattoli molto attraente lungo Hammersmith Road, ma avevo proprio pochi soldi. Chesterton una volta mi disse: "Ho dieci scellini a casa, te li darò- io non li voglio". Naturalmente i miei non mi avrebbero mai permesso di accettare.

Stafford Aston, amico e compagno di scuola elementare di Chesterton. I due bimbi avevano circa sette anni. Citato in Maisie Ward, Return to Chesterton

Un aforisma al giorno (e pace a quelli che dicono che non si può e non si deve discutere)

I credi debbono non essere d'accordo: è tutto lì il divertimento della cosa. Se io penso che l'universo sia triangolare e tu pensi che sia quadrato, non ci può essere spazio per entrambi i due universi. Possiamo discutere educatamente, possiamo discutere umanamente, possiamo discutere con grande mutuo beneficio: ma, ovviamente, dobbiamo discutere.

Gilbert Keith Chesterton, The History of Religions, Illustrated London News, 10 Ottobre 1908