venerdì 11 aprile 2008

I Papi e Chesterton

Chesterton, diciamolo chiaramente, ha un certo ascendente (absit iniuria verbis) sul Successore di Pietro.
Non cosa comune di essere ricordati da un Papa (a voi è mai capitato?) durante un discorso.
Ve ne sono diverse prove.

Il primo fu Pio XI, che nel telegramma in occasione della sua morte, lo apostrofò addirittura con l'appellativo di "defensor fidei", suscitando una censura automatica nella stampa inglese (il titolo di "Defensor fidei", come forse sarà noto, in Inghilterra è riservato al Re che è capo della Chiesa Anglicana: era il titolo che il Papa di quell'epoca attribuì, prima dello scisma a Enrico VIII...) che pubblicò il telegramma ma cassò il titolo sopra riportato.

Paolo VI, che da sacerdote fu di Chesterton critico letterario (abbiamo pubblicato un post, grazie all'amico Angelo Bottone, con il testo della recensione del San Francesco, ecco il link), lo citò da Papa all'udienza generale del 13 Ottobre 1971, parlando della figura del prete. Eccone un breve stralcio (qui il testo integrale):

"Ora la letteratura si è divertita a dipingere questo paradossale dualismo, in tanti modi diversi che crea imbarazzo nel lettore davanti alla scelta del tipo di prete preferito, per condannarlo, o per deriderlo, o per ammirarlo, o per comprenderlo nel suo segreto interiore (tanto per intenderci, ripensiamo alle figure di ecclesiastici in autori notissimi: Manzoni, Fogazzaro, Marino Moretti, Barbey d’Aurevilly, Chesterton, Bernanos, Cronin, Graham Greene, Marshall, ecc.)".

Papa Luciani non fece in tempo a citarlo nel suo brevissimo pontificato, ma gli dedicò una bellissima lettera piena di sana fede nella sua rubrica "Illustrissimi" che teneva sul Messaggero di Sant'Antonio quando era Vescovo di Vittorio Veneto e poi Cardinale Patriarca di Venezia. La mettemo in questo blog tra i primi post. Eccone il testo, in questo link.

All'udienza generale del 26.01.2000, Giovanni Paolo II citò esplicitamente, durante la catechesi (che trovate interamente qui), il nostro Gilbert, con una sua famosissima espressione:

"Ebbene, di fronte alla gloria della Trinità nella creazione l'uomo deve contemplare, cantare, ritrovare lo stupore. Nella società contemporanea si diventa aridi "non per mancanza di meraviglie, ma per mancanza di meraviglia" (G. K. Chesterton). Per il credente contemplare il creato è anche ascoltare un messaggio, udire una voce paradossale e silenziosa, come ci suggerisce il "Salmo del sole": "I cieli narrano la gloria di Dio e l'opera delle sue mani annunzia il firmamento. Il giorno al giorno ne affida il messaggio e la notte alla notte ne trasmette notizia. Non è linguaggio e non sono parole di cui non si oda il suono. Eppure per tutta la terra si diffonde la loro voce e ai confini del mondo la loro parola" (Sal 19,2-5)".

Da ultimo, Papa Benedetto XVI lo ha citato indirettamente in un'intervista nel 5 agosto del 2006 parafrasando una famosa battuta di Gilbert:

"Un qualche scrittore aveva detto che gli angeli possono volare, perché non si prendono troppo sul serio. E noi forse potremmo anche volare un po' di più, se non ci dessimo così tanta importanza".


Altro?

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