venerdì 21 dicembre 2007

Buon Natale dalla Società Chestertoniana Italiana

Nel grembo di Maria
giaceva il Bimbo

la sua chioma era simile a una luce
(stanco e disfatto è il mondo, ma qui tutto
proprio tutto va bene).
Sul seno di Maria
giaceva il Bimbo

la sua chioma era simile a una stella

(sono astiosi e astuti tutti i re
ma qui sinceri i cuori).
Sul cuore di Maria
giaceva il Bimbo

ed era la sua chioma come il fuoco

(stanco è il mondo,
ma del mondo
è questo il desiderio).
Stava Cristo ai ginocchi di Maria
la sua chioma pareva una corona.
E tutti i fiori a lui guardavan su
tutte le stelle giù.

Gilbert Keith Chesterton, Natale 1900

Che sia anche nostro il desiderio di Gesù, Gesù presente nella nostra vita, Salvezza dalla follia e dal nulla.
Tanti cari e sinceri auguri dalla Società Chestertoniana Italiana

Un aforisma al giorno - 10

Questa frase è bella e vera e soprattutto attuale.

La fatale metafora del progresso, che significa lasciare le cose dietro di noi, ha assolutamente oscurato la vera idea di crescita, che significa lasciare le cose dentro di noi.

G. K. Chesterton, da Fancies versus Fads

E questa non è da meno.

Nessuno è più pericoloso di un uomo privo di idee, il giorno che ne trova una gli darà alla testa come il vino a un astemio.
G. K. Chesterton, da Eretici

mercoledì 19 dicembre 2007

Dopo la moratoria della pena di morte, facciamo la moratoria dell'aborto.


Vi mettiamo a disposizione l'editoriale de Il Foglio di stamattina 19 Dicembre 2007, con l'Elefantino quindi riconducibile a Giuliano Ferrara.

Trovo vero quello che c'è scritto.

Cliccando il nostro titolo trovate l'articolo.

Provare per credere






The Laughing Philosopher.


Il Filosofo Sorridente.

Il nostro amico Gilbert.

Chesterton in altre parole - 4


Visto che Andrea Monda l'ha citato (e lo ringraziamo, perché la citazione è calzantissima!), vi presentiamo nella rubrica Chesterton in altre parole la citazione dello scrittore Mircea Eliade.
E' vera ed interpreta bene il gigantesco vuoto lasciato da Chesterton.
Non mancano i pensatori cattolici (anzi...), mancano uomini come Gilbert in grado di distruggere, seppellire con l'allegria, la positività tutta e solo cattolica ed una sana e bonaria risata la tremenda stupidità imperante mascherata da conoscenza. E tirare fuori dalle ceneri di tale stupidità l'omino che ne era stato sepolto.
Ma perché, non è profondamente vero quello che è scritto qui sotto?

“La letteratura inglese ha perso il più importante saggista contemporaneo, e il mondo cristiano uno dei suoi più preziosi apologeti. L’Inghilterra è più triste e smarrita dopo la scomparsa di G.K. Chesterton. Le eresie moderne potranno diffondersi liberamente. Non ci sarà più la penna pungente di G. K. C. ad aspettarle. Non troveranno più l’avversario inarrivabile nella controversia, la sua sana intelligenza e il suo disarmante ottimismo. The Laughingh philosopher è stato chiamato. Il filosofo che ride. Ride perché è sfuggito al marchio della stupidità pretenziosa, perché ha smascherato l’immane stoltezza e l’insincerità che si celano dietro le eresie e le filosofie popolari. Ma ride al tempo stesso perché la vita è un romanzo sentimentale, perché il miracolo si compie senza sosta attorno a noi, perché la salvezza è certa”.

L’insolito ritorno di Chesterton


Pubblichiamo volentieri un articolo di Andrea Mondo, chestertoniano d'acciaio, sul ritorno di Chesterton. L'articolo è apparso recentemente sull'Osservatore Romano.
Grazie, Andrea, del tuo contributo.

Che fine ha fatto Chesterton? Chi si ricorda di lui? Se entrate in una libreria e fate il suo nome la risposta sarà probabilmente un “mai sentito”, oppure un “Chesterton chi? Quello dei romanzi gialli di Padre Brown? No, non si trova più nulla di lui, è tutto esaurito”. Se invece passate all’edicola potreste avere qualche sorpresa, riuscendo a trovare non solo i suddetti romanzi gialli nella versione televisiva (con il piccolo-grande Renato Rascel nei panni del prete-detective), ma anche un libro, per giunta inedito in Italia, del dimenticato scrittore inglese: infatti il numero 2937 dell’11 ottobre 2007 della collana “Giallo Mondadori” è L’uomo che sapeva troppo, raccolta di ben 14 racconti polizieschi, senza padre Brown come protagonista, sostituito dal diplomatico detective Horne Fisher. In teoria questa è e dovrebbe essere una notizia letterariamente esplosiva visto che sono anni che Chesterton non viene più ripubblicato nel nostro paese ma la “bomba” è stata lasciata quasi distrattamente nel luogo più comune e dimesso possibile, appunto l’edicola, sotto forma di un piccolo libretto giallo perso tra i quotidiani, i dvd in omaggio e i biglietti del tram. Tutto questo è molto “chestertoniano” perché GKC (questa la sigla con cui era noto in Inghilterra Gilbert Keith Chesterton) è stato, innanzitutto, un grande poeta (e le sue poesie sono ancora tutte inedite in Italia) e un grande poeta della quotidianità. Borges, che è stato uno dei grandi “fan” di GKC, ha colto tutta la cifra poetica di Chesterton, quando ha citato uno dei suoi tanti celebri aforismi: “Tutto passerà, resterà solo lo stupore, lo stupore per le cose quotidiane”. Che insomma oggi, dopo anni di oblio, si pubblichi, in edicola, un inedito di Chesterton in Italia, è qualcosa che può far indispettire i critici appassionati dello scrittore inglese, ma che avrebbe senz’altro divertito lo stesso scrittore così incline all’umorismo e all’allegria. Inoltre c’è da dire che questo piccolo libro giallo assomiglia tanto al sassolino che precede la valanga. Per il 2008 infatti, anno del centenario dell’uscita di Ortodossia, il capolavoro del Chesterton saggista, sono previste diverse novità editoriali che riguardano il creatore di padre Brown: dovrebbe uscire infatti un altro inedito, L'Utopia degli Usurai ad opera della casa editrice Excelsior 1881, oltre alla ripubblicazione della Mursia della splendida agiografia San Francesco d'Assisi, così come altre case editrici (da Rubbettino alla Morganti, dalla Bur a Fede&Cutura fino alla Marietti) stanno dimostrando un rinnovato interesse allo sterminato catalogo delle opere dello scrittore (si parla della ri-uscita di romanzi come L’Osteria volante e Le avventure di un uomo vivo nonché della serie dei racconti gialli di padre Brown). Per GKC pare insomma che il periodo di lungo e immeritato oblio sia destinato a finire. E’ un fatto di giustizia perché con Chesterton ci troviamo di fronte ad un vero “gigante” del pensiero e della scritture del ‘900”, talmente grande che praticamente impossibile esprimere in sintesi tutte le “diramazioni” del suo genio. Vale per questo scrittore quello che lui stesso ha scritto nelle prima pagina di uno dei suoi capolavori, l’agiografia di San Tommaso d’Aquino del 1933 (che fece gridare al miracolo ad grande esperto come Etienne Gilson): “si può tracciare un profilo di San Francesco, si può fare solo una pianta di San Tommaso, come la pianta di una città labirintica”. Qualche anno prima GKC si era cimentato, con straordinari esiti, nel tracciare il profilo del Poverello d’Assisi, ora, al tramonto della vita (GKC morirà il 14 giugno del 1936, salutato da un telegramma di Pio XI col titolo di Defensor Fidei), con il libro sull’Aquinate Chesterton “chiudeva il cerchio”. In effetti la scelta di dedicarsi come agiografo a queste due figure di santi non è casuale ma al contrario molto significativa: i due rappresentano i due “poli” del carattere del biografo, la Gioia e la Ragione. In Italia, a parte la lungimiranza di un critico come Emilio Cecchi, ben pochi hanno compreso la portata del genio chestertoniano che con queste parole fu salutato in Romania da Mircea Eliade qualche giorno dopo la sua scomparsa: “La letteratura inglese ha perso il più importante saggista con-temporaneo, e il mondo cristiano uno dei suoi più preziosi apologeti. L’Inghilterra è più triste e smarrita dopo la scomparsa di G.K. Chesterton. Le eresie moderne potranno diffondersi liberamente. Non ci sarà più la penna pungente di G. K. C. ad aspettarle. Non troveranno più l’avversario inarrivabile nella controversia, la sua sana intelligenza e il suo disarmante ottimismo. The Laughingh philosopher è stato chiamato. Il filosofo che ride. Ride perché è sfuggi-to al marchio della stupidità pretenziosa, perché ha smascherato l’immane stoltezza e l’insincerità che si celano dietro le eresie e le filosofie popolari. Ma ride al tempo stesso perché la vita è un ro-manzo sentimentale, perché il miracolo si compie senza sosta attor-no a noi, perché la salvezza è certa”. Questo “filosofo che ride”, col suo fisico imponente e i baffoni alla Obelix, è stato, tra l’altro, il grande cantore dell’ortodossia che così definisce nell’omonimo saggio: "Taluni hanno preso la stupida abitudine di parlare dell'ortodossia come di qualche cosa di pesante, di monotono e di sicuro. Non c'è invece niente di così pericoloso e di così eccitante come l'ortodossia: l'ortodossia è la saggezza e l'essere saggi è più drammatico che l'essere pazzi. La chiesa non scelse mai le strade battute, ne accettò i luoghi comuni, non fu mai rispettabile. E' facile essere pazzi; è facile essere eretici; è sempre facile lasciare che un'epoca si metta alla testa di qualche cosa, difficile e' conservare la propria testa” (s’intuisce quindi facilmente, perché, tra gli estimatori di Chesterton, ci sia stato anche l’allora teologo e poi cardinale Joseph Ratzinger). Questa capacità di ridere di gioia e di stupirsi della bellezza dell’esistente e del quotidiano è ad un tempo molto francescana e molto tomista: sempre nella biografia di San Tommaso Chesterton afferma che “non vi sono cose cattive, ma solo un uso cattivo delle cose o, se volete, non vi sono cose cattive, ma pensieri cattivi, specialmente cattive intenzioni... le cose buone, come il mondo e la carne, sono state contorte da una cattiva intenzione chiamata il diavolo. Ma egli non può fare cattive cose; queste rimangono come nel primo giorno della creazione. L’opera del cielo fu materiale, la costruzione di un mondo materiale. L’opera dell’inferno è interamente spirituale." C’è qualcosa di più contraddittorio rispetto al vago spiritualismo dilagante nelle società occidentali contemporanee? Forse non è un caso che qualcuno si sia attivato per promuovere una causa di beatificazione nei confronti di Chesterton; non è casuale, almeno alla luce delle riflessioni dello stesso scrittore sulla santità: secondo GKC “il paradosso della storia è che ogni generazione è convertita dal santo che maggiormente la contraddice”, in questo senso “il santo una medicina perché è un antidoto. Ed è per questo anche che il santo è spesso un martire; viene scambiato per un veleno proprio perché è un antidoto […] Eppure ogni generazione cerca il suo santo d’istinto, ed egli non rappresenta tanto ciò che la gente vuole, quanto ciò di cui essa ha bisogno”. Il ritorno, così insolito, di Chesterton nello spazio letterario italiano, potrebbe essere letto da questo punto di vista come uno di quei segni del paradosso della storia: GKC con la sua irrompente vitalità gioiosa e la sua calorosa fiducia nelle capacità della ragione umana, è proprio quel “santo-antidoto” di cui la nostra società ha bisogno. Qualche anno dopo la morte di Chesterton, dal carcere nazista in cui si trovava recluso in attesa del martirio, il teologo Dietrich Bonhoeffer scriveva: “Chi ai nostri tempi può ancora coltivare senza preoccupazioni la musica e l’amicizia, suonare e stare allegro? Sicuramente non l’uomo “etico”, ma solamente il cristiano”. La benefica risata del gigantesco Chesterton, paladino dell’ortodossia cattolica, ha scosso il mondo e continua a farlo perché c’è solo una vera, terribile eresia: quella della tristezza e della disperazione.

martedì 18 dicembre 2007

Sempre a proposito di ideologia di genere - 4

Dal blog di Andrea Tornielli, il vaticanista de Il Giornale, leggete pure questa storia tutta olandese.
Il post in questione è molto ricco: in Olanda “indottrinano” chi non aderisce alla cultura gay, le dichiarazioni al riguardo di Carlo Casini, presidente del Movimento per la vita italiano, il link dell’intervista con mons. Luigi Negri sull’argomento.

Cliccate il titolo e andrete a Sacri Palazzi, il blog di Andrea Tornielli.

lunedì 17 dicembre 2007

Un aforisma al giorno - 9

Si avvicina il Natale, la festa di Dio che si fa uomo nascendo come uno di noi, come noi parte di una famiglia.
Leggete questa fantastica citazione del nostro Gilbert.
Penso sia commovente ed esilarante al tempo stesso.

L'avventura suprema è nascere. Così noi entriamo all'improvviso in una trappola splendida e allarmante. Così noi vediamo qualcosa che non abbiamo mai sognato prima. Nostro padre e nostra madre stanno acquattati in attesa e balzano su di noi, come briganti da un cespuglio. Nostro zio è una sorpresa. Nostra zia, secondo la bella espressione corrente, è come un fulmine a ciel sereno. Quando entriamo nella famiglia, con l'atto di nascita, entriamo in un mondo imprevedibile, un mondo che ha le sue strane leggi, un mondo che potrebbe fare a meno di noi, un mondo che non abbiamo creato. In altre parole, quando entriamo in una famiglia, entriamo in una favola.

Sir Alec Guinness, cattolico (grazie anche a Chesterton).



Abbiamo nominato Sir Alec Guinness, baronetto per meriti artistici.

Dice di lui lo scrittore cattolico Rino Cammilleri:
"Quando i registi volevano il perfetto prototipo dell’homo britannicus ricorrevano sempre a lui, fin da quel primo Oscar conquistato per il celeberrimo Il ponte sul fiume Kwai. Figlio illegittimo di padre ignoto, conobbe la povertà e un patrigno che lo maltrattava. Crebbe del tutto areligioso. Ma un giorno l’attore inglese dovette interpretare l’eroica figura del cardinale Mindszenty, il primate d’Ungheria processato, incarcerato e vilipeso dai comunisti. Da quel momento, grazie a quel dimenticato film (Il prigioniero, 1955), Alec Guinness cominciò a incuriosirsi della religione cattolica (nel 1954 aveva interpretato anche il Padre Brown di Chesterton), intraprendendo un cammino che lo portò alla conversione e al battesimo nel 1957.

Morì a ottantasei anni nel 2000. In oltre sessant’anni di carriera interpretò una settantina di film che gli fruttarono due Oscar (tanti quanti Wayne). Di lui si ricordano l’eccezionale versatilità, la puntigliosa professionalità e l’umiltà con cui lavorava, lontanissima dalle stravaganze e arroganze delle grandi star internazionali (quantunque egli fosse celebrato come una delle più grandi). Profondamente religioso, era un patito della musica gregoriana. In una delle ultime telefonate prima di morire (all’amico regista Zeffirelli), disse che sentiva arrivare il momento della sua dipartita da questo mondo ormai diventato «infame: si sta sfasciando tutto quello che ci era caro».

Padre Brown in Nicaragua

Pensate che il Nicaragua ha dedicato ai dodici più famosi detective della letteratura una collezione di francobolli, e tra di essi compare anche il nostro Padre Brown, con le fattezze di Alec Guinness, che lo interpretò in un famoso film degli anni '50.

Chesterton in altre parole - 3

Qualcuno ha detto questo di Gilbert, credo che non tutti lo sapevano:

Questo svanito elfo troppo cresciuto, che rideva alle sue stesse battute e divertiva i bambini ai compleanni afferrando carote con la bocca, questo era l'uomo che scrisse un libro intitolato
L'Uomo Eterno, che condusse un giovane ateo chiamato C. S. Lewis a diventare cristiano. Questo era l'uomo che scrisse un romanzo intitolato Il Napoleone di Notting Hill, che ispirò Michael Collins a condurre il movimento per l'Indipendenza Irlandese. Questo era l'uomo che scrisse un saggio sull'Illustrated London News che ispirò Mohandas Gandhi a guidare il movimento che portò alla fine del dominio coloniale britannico in India. Era l'uomo che, quando fu commissionato di scrivere un libro su San Tommaso d'Aquino, mandò la segretaria a scegliere una pila di libri su San Tommaso in biblioteca, aprì il primo in cima alla pila, lo scorse con il dito, lo chiuse e procedette a dettare un libro su San Tommaso. Non un qualsiasi libro. Il riconosciuto studioso tomistico, Etienne Gilson, ne disse: "Lo considero senza possibilità di paragone il miglior libro mai scritto su San Tommaso. Nulla di meno del genio può rendere ragione di un tale risultato...".

giovedì 13 dicembre 2007

Sempre a proposito di nuove edizioni.

Possiamo anticiparvi che il San Francesco di Chesterton che verrà pubblicato dall'editrice Lindau nel febbraio 2008 sarà in una nuova traduzione e verrà accompagnata da un saggio di Giulio Meotti, giornalista de "Il Foglio".

Un articolo di Eugenia Roccella sulle staminali

Dall'Avvenire di oggi segnaliamo l'articolo allegato (cliccare il nostro titolo) di Eugenia Roccella circa la ricerca sulle cellule staminali, la pervicace ed ideologica insistenza di certi centri su quelle embrionali e i progressi su quelle "pluripotenti indotte" (che non distruggono embrioni).

Sempre a proposito di ideologia di genere - 3

Vi rendiamo disponibile l'articolo dell'Avvenire di oggi sul rinvio delle norme sul genere al gennaio 2008.

Cliccando il titolo del post, si ha l'articolo.

Chi tira la giacchetta a Chesterton? - 2

Riceviamo sul tema del titolo, e volentieri giriamo a tutti quanti.
Il primo contributo è di Roberto Prisco, chestertonianissimo e ideatore dei Gruppi Chestertoniani Veronesi (una cosa fantastica).
Il secondo è di Paolo Pegoraro, anche lui appassionato di Chesterton e buon segnalatore di novità editoriali, lo potremmo chiamare anche Occhio-di-Falco...
Li ringrazio molto, sono pregnanti e interessanti tutti e due, e aiutano, in diverso modo.
Naturalmente i contributi sono ancora aperti...

Caro Marco,
vorrei allargare il discorso e riprenderlo da dove l'avevamo lasciato con le tre cause identificate per l'eclissi di GKC e che hai richiamato sul blog. Una prima considerazione è che le altre due cause coincidono con la tua affermazione che il silenzio era dovuto al fatto che GKC era un vero cattolico. Infatti un vero cattolico non è né di destra né di sinistra, e se riesce ad esprimere questa sua qualità con modi sinceri e con scritti audaci evidenzia questa sua caratteristica.. La contrapposizione destra-sinistra ha la sua origine dall'annuncio del Regno di Dio già e non ancora. La sinistra esprime il già e quindi se il Regno è già qui allora è possibile costruire la società perfetta con quello che segue. La destra esprime il non ancora e quindi riconosce l'imperfezione della realtà sociale. Il vero cattolico conosce il già ed il non ancora come compresenti e quindi non può stare né da una parte né dall'altra. Questo intendevo parlando di GKC né di destra né di sinistra. dall'altra parte il vero cattolico non pensa che la Chiesa sia stata fondata con il Vaticano 2, ma quasi 2000 anni fa, e quindi non può essere ben accetto ai cultori dello spirito del concilio, esponenti di quel post-concilio che rifiuta la lettura precisa dei documenti a favore di una interpretazione evolutiva fatta alla luce dello spirito del concilio di cui sono i sacerdoti. Quindi, se si considera dal punto di vista del soggetto GKC, l'interpretazione corretta è la tua se invece guardiamo dall'altro punto di vista, cioè da quello degli editori ecco che l'interpretazione più corretta è quella degli altri due che evidenziano sotto quali aspetti particolari la sua cattolicità reca fastidio.
Non era di questo che ti volevo parlare, ma, come diceva quel personaggio di Guareschi, volevo parlarti di quando ero cameriere a Mendoza.
Infatti, con l'estinguersi dei diritti d'autore ecco che vengono fatti dei tentativi di diffusione.
Il punto fondamentale mi sembra essere che noi Società e Gruppi non siamo i custodi del verbo di GKC, ma soltanto dei lettori appassionati. Ora se si presentano delle interpretazioni diverse da quelle che diamo noi, ben vengano, ci costringeranno ad essere più critici ed agguerriti. Ma non scandalizziamoci, eravamo dispiaciuti per il silenzio, godiamo ora se si fa del rumore, anzi cerchiamo di aumentarlo ancora. Data poi la doppia valenza del nostro autore contrario sia al capitalismo privato sia a quello di Stato la strumentalizzazione è possibile, basta staccare qualche scritto dal complesso delle opere.
Più della recensione che non ho letto mi ha comunque meravigliato che dove nell'Utopia degli Usurai è citato (come concetto) lo Stato Servile non si vede il riferimento al testo di Belloc.

Roberto Prisco

ed ecco il secondo contributo:


L'impressione è che bisogna distinguere tra le opere editate e la propaganda stampa: le prefazioni di
Utopia e lo stesso Ghezzi sono abbastanza calzanti, gli articoli che ci scrivono altri... è un altro discorso; l'articolo su Repubblica mi è sfuggito, e Giorello...
La prefazione di Ghezzi (è la stessa su entrambi: integrale su
Osteria, parziale su Giovedì) è di taglio molto personale, un ricordo d'infanzia quasi (il padre gli fece conoscere GKC). Dici che ha insistito lui per la ripubblicazione di questi due con la seguente motivazione: «per la fragranza "politica" con cui in essi si stagliano due grandi maschere e figure retoriche dell'oggi in cui finisce o finì la storia (il terrorismo e il suo complotto; lo "scontro di civiltà")». Di per sé non è un'affermazione strumentale, anche se è certamente parziale.

Paolo Pegoraro

mercoledì 12 dicembre 2007

Sempre a proposito di ideologia di genere, eccone una dimostrazione pratica - 2

Altro articolo sull'argomento, stavolta da Libero.
Per dire che le cose che diciamo non sono chiacchiere.

Cliccando il titolo, si ottiene l'articolo.

Sempre a proposito di ideologia di genere, eccone una dimostrazione pratica


Oh, volevamo spiegarci ed eccoci spiegati.

Il Governo ha presentato, nell'ambito del cosiddetto pacchetto sicurezza di cui tanto si è parlato, anche delle norme che riguarderebbero la salvaguardia delle tendenze sessuali.
Siccome era una porcheria bella e buona, la senatrice Binetti, che notoriamente è cattolica anzi credo vicina all'Opus Dei, si è giustamente rifiutata di approvarle.
Ne è nato un bel caos.
Le vogliono fare (politicamente) la pelle.

Leggete l'articolo dell'Avvenire sull'argomento, cliccando il nostro titolo.

Buttiamo un po' di benzina sul fuoco: l'ideologia di genere.

Abbiamo ascoltato su Radio Maria qualche giorno fa una interessantissima trasmissione sull'ideologia di genere.
Non mi addentro a spiegarvi cos'è, però vi prego di leggere la sintesi scritta della trasmissione.
L'autrice è la dott. ssa Chiara Atzori, che lavora all'Ospedale Sacco di Milano come infettivologa, ed è stata così gentile da darcene copia (il file audio su Radio Maria putroppo non era disponibile: mi spiace perché quando parla, la dottoressa è molto convincente, ha un parlare fluido e si spiega eccezionalmente bene).
E' stata così brava, poi, da citare il nostro Chesterton... la famosa frase sulle foglie verdi e le spade che si incroceranno (anzi, si stanno incrociando...).
Per vedere quanto è brava la dottoressa, basta che ne mettete il nome su Google e vi uscirà citata un mare di volte da siti internet di gruppi omosessuali, che naturalmente ne parlano malissimo... Bravissima, dottoressa! I complimenti più sinceri!
L'argomento comunque è stato toccato in questi giorni anche in Senato: la scazzottata della Binetti con i suoi "compagni" è stata esemplare. Ve ne daremo atto nei prossimi post, che saranno articoli sull'argomento inviatici dal preziosissimo Forum delle Famiglie.
Da qui in poi l'intervento della dottoressa Chiara Atzori.

A livello parlamentare si sta discutendo un pericolosa proposta di legge che introduce il concetto di genere al posto di identità sessuale maschile e femminile...è segno evidente della penetrazione dell’ideologia di genere a livello politico e legislativo.
Cos’è l’ideologia di genere?
L’ideologia di genere nega che esista una identita’ sessuata oggettiva e sostiene che l’identita’ sessuale e’ il risultato di sovrastrutture culturali e sociali da abbattere.
la sessualita’ e’ percio’ da liberare in senso polimorfo a seconda delle preferenze soggettive.

Il lessico dell’ideologia di genere nasce da una precisa tecnica di decostruzione del linguaggio,
introduzione di neologismi nei documenti, e nella legislazione. Il concetto di “genere” infatti non corrisponde a quello di sesso anche se molti ingenuamente credono che sia così.

Le radici dell’ideologia di genere sono identificabili in molteplici eventi socio-culturali:
* i famosi rapporti Kinsey sulle abitudini sessuali degli americani, che negli anni 50 divulgano un dato falso: l’esistenza di 5 “generi sessuali” di cui quello “mediano” normale sarebbe la bisessualità. Un concetto aberrante che confonde l’orientamento o la coesistenza di tratti definibili come “femminili e maschili” in ogni essere umano con il genere maschile e femminile. Questa concetto è stato recentemente ripreso dal famoso oncologo Veronesi.
* La lotta di classe di matrice marxista trasposta su tematiche di genere : Marcuse identifica nella differenza tra maschi e femmine una “disuguaglianza da abbattere”, per cui il suo luogo di naturale evidenza , la famiglia tradizionale, rappresenta un bersaglio da disgregare e distruggere al più presto.
* Femminismo radicale: dal femminismo “tradizionale” delle origini, volto ad attenuare le prevaricazioni maschiliste, si è passati grazie al materialismo applicato alla antropologia, alla constatazione di una differenza di fatto intesa come diseguaglianza che ha portato a due correnti: A) Posizione differenzialista o essenzialista: femminile come “essenza” da valorizzare ma sempre in contrapposizione al maschile. (con azione martellante di delegittimizzazione del ruolo maschile, paterno, dell’autorità e un paradossale cortocircuito di mascolinizzazione della donna e femminilizzazione morbosa di ogni agenzia formativa vista come luogo di potere, da occupare) . B) Posizione militante (post moderna, post strutturalista): per la Firestone: “…il fine ultimo della rivoluzione femminista non consiste nella eliminazione dei privilegi ma nella stessa cancellazione delle distinzioni tra sessi). Si orienta verso la decostruzione di ogni forma di definizione di sessualità “oggettivabile” (vedi gli scritti di Judith Butler).
* Psicoanalisi estremizzata, che dal concetto di libido come motore dell’inconscio passa ad una teoria di “pansessualismo orgasmico” da liberare a livello universale. (W. Reich è morto in un ospedale psichiatrico, ma la sua “opera” continua ad essere studiata e divulgata).

In estrema sintesi, la identità sessuale secondo la ideologia di genere non rappresenta una identità anche biologica ma una costruzione soggettivamente opzionabile, a prescindere dalla biologia. .
Sessualità secondo il “desiderio”, fluido, modificabile, relativo (le relazioni fluide di Bauman). Per l’ideologia di genere la sessualità diventa “orientamento”, opzione a prescindere dalla differenza biologica. E’negato il significato ontologico della distinzione insita nella parola sesso (da secato, separato). E’ una ribellione contro il reale, che nega la natura ma anche l’evidenza della oggettività del significato di sesso.
In una antropologia ancorata alla realtà, invece l’identità sessuata maschile e femminile è il risultato della integrazione inscindibile tra elementi che potremmo definire “strutturali” (biologici) e relazionali (riassumibili ma non esauribili negli aspetti “culturali).Esiste una differenza biologica oggettivabile, Cromosomica , genetica (XX donna XY maschio), gonadica e genitale, fenotipica , psichica (gli emisferi cerebrali maschili e femminili sono strutturalmente interconnessi in modo diverso) .Esiste una identità di genere che si costruisce nella relazione famiglia, cultura, società (i ruoli).
Non può essere surettiziamente introdotto un concetto ideologico di genere senza derive a livello personale, familiare, generazionale, sociale.
L’ideologia di genere ha già “identificato” i suoi nemici.
1. Cristianesimo e chiesa cattolica in particolare (definita come “patriarcale”, “androcentrica”, “affetta da paradigma eterocentrico” sessista, sessuofobica)
2. Psicoanalisi “classica”
3. Strutturalismo (quindi aderenza tra Logos e oggettiva realtà di ciò che il logos nomina, cioè riconosciuta aderenza del significato della parola alla realtà ).
Nel rifiuto dell’”eterocentrismo” (cioè dell’eterosessualità considerata come modello sociale naturale) vi è la ribellione verso il concetto di natura oggettiva.

Quali sono le modalità di questo attacco sferrato dalla ideologia di genere: :
Lotta anticristiana anche dall’interno della Chiesa, con accuse di mancanza di carità, pretesa di aggiornare con contaminazioni gnostiche Dio padre-madre con un nuovo “Dio madre”(migliore perchè spogliato delle sue caratteristiche maschili e androcentriche), accuse di oppressione sociale, negazione di “diritti” .
Antipsicoanalisi (accuse di non scientificità, negazione della utilità della verbalizzazione come modalità di positiva trasformazione del proprio vissuto guardato ed elaborato proprio grazie alla possibilità del linguaggio).
Destrutturazione del linguaggio (antilingua): progressivo svuotamento della corrispondenza effettiva tra il significato della parola e una data realtà.
Da una sessualità “politica” (movimento di liberazione sessuale) ad una politica della sessualità: progressiva invasione da parte dello stato nelle scelte dell’individuo, con definizione di ciò che è “normale”, accettabile, politically correct, “per legge”.
Promozione di una (falsa) “etica neutra” (in realtà dittatura di relativismo).
Qualsiasi rappresentazione della sessualità passa attraverso la cultura: attraverso l’azione culturale quindi si “rivoluzione” la rappresentazione della sessualità
Posizioni chiave c/o agenzie sovranazionali (ONU), mass media, politica
La modifica del linguaggio ha ricadute a livello legislativo (vedi documenti dopo conferenze del Cairo, di Pechino, controllo su parlamento UE .
Esempi concreti di azioni lobbistiche aderenti alla galassia gender è stata la preparazione del dossier contro Buttiglione da parte dell’ILGA (International Lesbian Gay Association).

Abbiamo un urgente bisogno di recuperare, divulgare, radicare nella pastorale familiare, giovanile e sanitaria la catechesi sulla corporeità e sulla sessualità di GPII (vedi ad esempio il testo divulgativo di Y.Semen, “la sessualità secondo GPII”, S.Paolo). Molti presbiteri e laici pur impegnati hanno bisogno di essere aiutati a comprendere la valorizzazione della complementarietà, delle differenza sessuale maschile e femminile espressione della creazione dell’essere umano a immagine e somiglianza di Dio, maschio e femmina, “trasparenza” leggibile dalla creatura del mistero trinitario, relazione-unità di persone distinte. Va recuperata la consapevolezza che uomo e donna nel tempo e nella storia NON sono più Adamo ed Eva nel paradiso terrestre, ma sono portatori della ferita inferta alla creazione derivante dal peccato originale e che Gesù incarnato morto e risorto è il “medico” delle anime, anche delle ferite sessuali.

Chiara Atzori

Bibliografia
Dale O’Leary “Maschi o femmine: la guerra del genere” Rubettino 2006
Equipe Chaire: “ABC: capire la omosessualità ” Editrice S Paolo (sito web www.obiettivo-Chaire.it)
M.L.Di Pietro “Educare alla identità sessuata” Editrice la Scuola
Quaderni di Scienza e Vita, n° 2 - Identità e genere, 2007

martedì 11 dicembre 2007

Chi tira la giacchetta a Chesterton?


Abbiamo ricevuto un interessante commento di innocenzosmith al post (anzi ai post) di ieri che annunciavano la pubblicazione de L'Osteria Volante e L'Uomo che fu Giovedì per Bompiani. Lo mettiamo in chiaro, come post, all'attenzione di tutti. La questione è: Chesterton viene usato, strumentalizzato? Chi tira la giacchetta a Chesterton? La questione è tutto fuorché peregrina. Oggi stiamo assistendo all'inizio di rinnovato interesse, quanto meno editoriale, per Chesterton. Anni fa ci chiedevamo tra chestertoniani (Roberto Prisco, Roberto Persico, Alessandro Gnocchi, Paolo Gulisano, Fabio Trevisan, Marco Sermarini, giusto per fare dei nomi e dei cognomi), a margine di trasmissioni radiofoniche, televisive o degli scorsi Chesterton Days, il perché del suo oblio ultradecennale, dopo essere stato pubblicato sia in vita che in morte in decine e decine di edizioni: qualcuno sosteneva la difficoltà a collocarlo (né liberista né socialista), qualcun altro la sua "eccessiva" (per l'intellettualità politicamente corretta) cattolicità, altri ancora il fatto che non fosse "organico" ad un certo "spirito del Concilio" che ha travolto tante belle cose negli ultimi quaranta anni. Può essere tutto o solo qualcosa di ciò. Ora, sembra che da più parti gli si tiri la giacchetta: ma che succede? Ci auguriamo che ne nasca una animata discussione.

Ecco il commento di innocenzosmith, fedelissimo chestertoniano:

Butto lì una mia riflessione, nata dopo aver letto la recensione di Repubblica su "L'utopia degli usurai". Mi sembra che in tutto questo apparente movimento intorno agli scritti in italiano di Gilbert K. Chesterton, ognuno faccia dire quello che vuole al Nostro. E quindi c'è Repubblica che lo strasforma quasi in un socialista leninista, Giorello che ne scrisse di cotte e di crude nelle postfazioni della Piemme, traduzioni che (secondo me) lasciano molto a desisderare come quella di Igor Longo de "L'uomo che sapeva troppo". Adesso ci si mette pure Enrico Ghezzi, che magari avrà scritto una fantastica prefazione e quindi mi smentirà clamorosamente, ma ne dubito. Insomma si rischia che ognuno tiri dalla giacchetta GKC intorbidendone la figura genuina. Cosa può fare in tutto ciò la Società Chestertoniana? La mia non è una domanda retorica, ma lo spunto per una provocazione.

La mia risposta di Uomo Vivo:

Fondamentalmente condivido quello che dici a proposito di Repubblica e L'Utopia degli usurai. Se solo lo leggessero (cosa difficile commentare i libri dopo averli letti...) non potrebbero dire nulla di ciò che hanno detto. Infatti quando abbiamo messo il post della pubblicazione de L'Utopia, abbiamo fatto riferimento ad uno scritto direi necessario per la comprensione de L'Utopia, ossia Lo stato servile, di Hilaire Belloc. Non si conosce che capitalismo e socialismo, e i più non sanno che Chesterton e Belloc e McNabb erano distributisti. Un giornalista dovrebbe però saperlo. Su Giorello dico solo no comment. Credo parli solo di se stesso. Su Ghezzi sono curioso, a questo punto... La Società fa già il blog, e niente non è. Poi c'è innocenzosmith che suscita la discussione, e questo è ottimo (provvederò a tirarla fuori dai commenti e metterla sui post). Poi la Società organizzerà un bel commento a più voci su questo argomento.

C'è scritto commento, ma volevo dire: convegno.

lunedì 10 dicembre 2007

Un tripudio di Chesterton - 2

Scusate, per la cronaca L'Osteria Volante edizione Bompiani porta la prefazione di Enrico Ghezzi, quello di Rai Tre che parla e con la bocca dice una cosa e con l'audio se ne sente un'altra...

Cosa sta succedendo?

Un tripudio di Chesterton

Su segnalazione di molti lettori, facciamo presente che Bompiani ha ripubblicato L'Osteria Volante e L'Uomo che fu Giovedì, che mancavano da molti anni in libreria (soprattutto il Giovedì era letteralmente disperso in guerra).
Sono le ristampe di vecchie traduzioni di cui è proprietaria la Bompiani.

Sempre su segnalazione degli attentissimi soci e lettori, sembra che anche l'editrice Lindau ripubblicherà il San Francesco a febbraio.

Troppa grazia, Sant'Antonio...

venerdì 7 dicembre 2007

Un aforisma al giorno - 8


Questo è una famosissima espressione di Chesterton, famosissima perché molto citata e molto attuale, ma spesso citata a spizzichi e bocconi grazie ad una sua ripresa parziale fatta dal giornalista e scrittore Antonio Socci in un libro. Socci lo cita perché lo ha letto, Eretici. Spesso chi cita questa frase non ha mai letto Eretici (e non sa che si è perso!).
La mettiamo anche perché molti ci chiedono da dove sia tratta e la sua esatta formulazione.

"La grande marcia della distruzione intellettuale prseguirà. Tutto sarà negato. Tutto diventerà un credo. E' una posizione ragionevole negare le pietre della strada; diventerà un dogma religioso riaffermarle. E' una tesi razionale quella che ci vuole tutti immersi in un sogno; sarà una forma assennata di misticismo asserire che siamo tutti svegli. Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate. Noi ci ritroveremo a difendere non solo le incredibili virtù e l'incredibile sensatezza della vita umana, ma qualcosa di ancora più incredibile, questo immenso, impossibile universo che ci fissa in volto. Combatteremo per i prodigi visibili come se fossero invisibili. Guarderemo l'erba e i cieli impossibili con uno strano coraggio. Noi saremo tra quanto hanno visto eppure hanno creduto".

Gilbert Keith Chesterton, Eretici, finale dell'ultimo capitolo.

giovedì 6 dicembre 2007

Chesterton in altre parole - 2



Un brano di una nota conferenza del Card. Giacomo Biffi su Chesterton, confluita prima nel volume antologico Perché sono cattolico (raccolta di scritti di Chesterton, edito da Gribaudi) e poi con aggiunte e modifiche in Pinocchio, Peppone, l'Anticristo e altre divagazioni (raccolta di scritti del medesimo Cardinale, edito da Cantagalli).

"Gilbert Keith Chesterton è stato un dono fatto alla cattolicità (e all'umanità intera) direttamente da Dio. Benché egli sia apparso come un aiuto insperato offerto alla Chiesa del secolo XX, alle prese con un mondo ostile e accanito contro di lei, la Chiesa c'entra poco nella sua nascita alla fede e all'attiva militanza ecclesiale. Non è cresciuto in una famiglia religiosa e non ha ricevuto una formazione cristiana nel senso preciso del termine. Non è stato preparato alla sua missione apologetica da qualche agguerrita università pontificia. Nessun movimento culturale cattolico l'ha illuminato, nessuna associazione dedita all'apostolato l'ha spronato alla buona battaglia. Si è fatto da solo. E' semplicemente andato alla scuola della sua schietta umanità e ha ricercato la verità con assoluta onestà intellettuale, usando effettivamente di quella ragione che i razionalisti si limitavano a venerare. Questo è stato sufficiente per condurlo 'a casa', cioè all'antica fede e alla saggezza dei padri. Naturalmente noi, che non ignoriamo la teologia, sappiamo benissimo che a livello delle causalità più profonde questo è avvenuto per l'illuminazione e sotto la guida dello Spirito di Dio; il quale, anche se la cosa può apparire sorprendente agli intellettuali laicisti, sta sempre dalla parte dell'essere autentico e della retta ragione. Forte della sua personale esperienza, Chesterton agli animi in ricerca, magari inconsapevole, di Cristo non propone una via diversa da quella di prendere sul serio la realtà delle cose nella sua integrità (a cominciare dalla realtà interiore dell'uomo) e di adoperare fiduciosamente l'intelletto nella sua nativa sanità, purificato da ogni incrostazione ideologica".
Card. Giacomo Biffi

sabato 1 dicembre 2007

Un aforisma al giorno - 7


"Alcuni si lamentano di coloro che non fanno nulla: alcuni, (e questi, gente più misteriosa, incutono maggior spavento), si lamentano perché non hanno nulla sa fare. Quando vengon loro regalate belle ore o bei giorni vuoti, borbottano perchè son vuoti. Se si fa loro il dono della solitudine, che è dono di libertà, lo buttano via, lo vogliono distruggere deliberatamente con quache orribile gioco di carte o con una piccola palla. Esprimo soltanto le mie opinioni personali. So che il mondo è bello perchè è vario, ma non posso reprimere un brivido quando vedo buttar via, col fare qualcosa, le vacanze guadagnate con fatica. Da parte mia non posso procurarmi abbastanza Niente-da-fare".

Da Autobiografia

venerdì 30 novembre 2007

Spe salvi (nella speranza siamo stati salvati)


Ecco la nuova enciclica di Papa Benedetto!
Il testo lo trovate nel sito della Santa Sede, www.vatican.va.

martedì 27 novembre 2007

Come iscriversi alla Società Chestertoniana Italiana


Ricordiamo a tutti che è possibile iscriversi alla Società Chestertoniana Italiana in maniera piuttosto semplice. E' sufficiente mandare una mail all'indirizzo di posta elettronica della Società: societachestertoniana@hotmail.com chiedendo di essere iscritti e lasciando il proprio indirizzo di posta ordinaria, le proprie generalità e gli eventuali recapiti telefonici e fax. Vi verrà rinviata per posta elettronica la modulistica per l'iscrizione e per la privacy, che provvederete ad inviare all'indirizzo che troverete in intestazione. La tessera di iscrizione verrà inviata a mezzo posta dopo il versamento della somma di € 10,00 (euro dieci) sul

ccp
56901515 intestato a Società Chestertoniana Italiana, oppure (per chi vive all'estero o se si preferisce così) mediante bonifico bancario alle seguenti coordinate: IT 46 L 07601 13500 000056901515.
RICORDIAMO CHE L'ISCRIZIONE ALLA SOCIETA' CHESTERTONIANA DARA' DIRITTO A CHI NE FARA' RICHIESTA DIRETTAMENTE A MORGANTI EDITORE AL 10% DI SCONTO E LE SPESE DI SPEDIZIONE A CARICO DI MORGANTI SULL'ACQUISTO DELLE NUOVE PUBBLICAZIONI DI CHESTERTON, IL CHE RITENIAMO SIA COSA BUONA ED UTILE.

lunedì 26 novembre 2007

Un aforisma al giorno - 6

Questo è bello, in questi giorni in cui il Papa vuole giustamente rimettere in auge la tradizione...

"Tradizione non significa che i vivi sono morti ma che i morti sono vivi".

I nostri link

Vogliamo farvi presente che nei link a fianco trovate anche pagine del nostro blog che magari non sapete che esistono e che invece riteniamo utili.
Mettendo il link qui a fianco pensiamo di rendervi un piccolo servizio.
Vedere ad esempio la vera faccia di padre Vincent McNabb non è poco!
Sapere che Guareschi leggeva Chesterton, e si vede, è interessante!
Accorgersi che Papa Benedetto XVI è un lettore di Chesterton e lo cita pure è una bella scoperta!
Sapere chi e come parla di noi è bello!

Va bene, divertitevi!

L'ultimo libro di Paolo Gulisano


Dal sito dell'Avvenire la recensione di Colombano - Un santo per l’Europa - Ancora, pagine 160 - € 15,00, l'ultima fatica del nostro amico Paolo Gulisano, vicepresidente della Società.

Il libro merita, e reca la prefazione del neocardinale Sean Baptist Brady, arcivescovo di Armagh e Primate di Tutta l'Irlanda.

E' la storia di questo grande eroico santo, in tutto specchio della grandezza del suo popolo. Giustamente alcuni chiedono di renderlo uno dei copatroni d'Europa.

Leggete.

Colombano, monaco irlandese che diede la birra agli italiani

DI MICHELE DOLZ
P
er noi che abbiamo una vi­sione italocentrica della sto­ria della Chiesa, una figura come quella di Colombano è tal­mente atipica che diventa più co­modo ignorarla. Eppure lo abbia­mo sepolto in casa nostra, a Bob­bio, accanto a due altri irlandesi dal nome difficile. Perché dalla lon­tana Irlanda arrivò in Lombardia nel VI-VII secolo il monaco Colom­bano, portando una nuova ondata di evangelizzazione in queste terre che, se potevano vantare grandi nomi della patristica (da Ambrogio a Eusebio), erano state in seguito occupate e riorganizzate dai popoli migratori. Arriva ora una sua nuo­va biografia ad opera di Paolo Guli­sano, che sull’Irlanda e sulla tradi­zione cristiana anglossassone ha sfornato interessanti volumi. Il pel­legrinaggio a Roma di Colombano e compagni diventò, un po’ per vo­lontà un po’ per «caso», un’evange­lizzazione europea: dalla Francia, alla Baviera, alla Svizzera, fino al­l’abbazia di Bobbio sull’Appennino piacentino. L’autore lo chiama per questo il «primo uomo europeo».
Ma al tempo stesso la vita di Co­lombano ci presenta quel singolare monachesimo irlandese votato in­trinsecamente alla missione. Co­lombano di Luxeuil o Colombano di Bobbio (543?-615) è venerato co­me santo dalla Chiesa, che ne cele­bra la memoria domani, e può es­sere a buon diritto definito uno dei fondatori del monachesimo occi­dentale. La sua educazione, legata al latino e allo studio dei testi, lo re­se eccellente scrittore, in grado di usare un latino correttissimo come non accadeva in nessun altro luo­go d’Europa. Divenne monaco presso il monastero di Bangor (Ir­landa), sotto la guida del severissi­mo abate Comgall. Ma l’originalità del monachesimo celtico si mani­festa anche attraverso altre caratte­ristiche: era consueto in questo pe­riodo portare avanti la cosiddetta

peregrinatio pro Domino
per mare, ovvero la partenza in nave e l’arri­vo in una terra isolata dove sarebbe sorto un nuovo monastero. Fu così che Colombano partì da Bangor verso il 575 e approdò sulle coste della Francia. Grazie alle conces­sioni del re merovingio Gontrano, Colombano fondò tre monasteri: Luxeuil, Fontaines e Annegray. In seguito a diversi conflitti con l’epi­scopato francese (Colombano era deciso a far valere le tradizioni pa­trie sulle terre francesi, consideran­do i suoi monasteri come fazzoletti d’Irlanda) nel 610 fu costretto a fuggire. Si diresse così verso sud fondando altri monasteri, tutti le­gati alla Regola da lui stesso elabo­rata (Benedetto XVI ha ricordato che la Baviera fu evangelizzata da monaci irlandesi dell’ordine di Co­lombano). Dalla Svizzera si recò a Roma per cercare l’approvazione di papa Bonifacio IV; risalì poi a Milano e, sotto la protezione del re longobardo Agilulfo, ariano ma tol­lerante, costruì una nuova abbazia a Bobbio, dove morì nel 615.

venerdì 23 novembre 2007

...E un altro bel giorno è venuto!


...E un altro bel giorno è venuto!

Vi dò un'altra bella notizia, amici, stavolta di portata ancora più grande di quelle belle degli scorsi giorni (Utopia degli usurai, il San Francesco...).

La Morganti editori pubblicherà in Chestertoniana una significativa selezione delle opere di narrativa del grande Chesterton.
La novità assoluta per il mercato libraio è che tutti i romanzi sono stati nuovamente tradotti, nel rispetto della completezza e complessità filologica dei testi. Ogni opera è introdotta da un apparato critico di commento. La collana apre con il cui titolo capofila Il candore di Padre Brown, disponibile nelle librerie a partire da Natale.
Questo il piano dell’opera, suscettibile di integrazioni in base al consenso dei lettori:

Il candore di Padre Brown, La saggezza di Padre Brown, Il Club dei mestieri stravaganti, Uomo vivo, L’incredulità di Padre Brown, L’uomo che fu Giovedì, Il segreto di Padre Brown, L’osteria volante, Lo scandalo di Padre Brown, Il Napoleone di Notting Hill, La sfera e la croce, Autobiografia.

A tutti i chestertoniani che ordineranno alla redazione di Morganti i libri della collana, sarà applicato lo sconto del 10% sul prezzo di copertina. Le spese di spedizione saranno a carico della Casa editrice.

Cliccando il titolo si va al sito di Morganti.

Guardate che bello, padre Brown sotto la luna inglese!

mercoledì 21 novembre 2007

Un aforisma al giorno - 5

Dai, esageriamo, oggi ce ne mettiamo due!
Questo ci fa capire perché Gilbert era eternamente allegro come un bambino:

"Trovare e combattere il male è il principio di ogni allegria".

Un aforisma al giorno - 4

Questo è simpatico e fa pure ridere... chi è sposato lo capisce...

"Il matrimonio dimezza i nostri dispiaceri, raddoppia le nostre gioie e quadruplica le nostre spese".

I Papi e la Massoneria

Vi proponiamo un'intervista ad Angela Pellicciari, autrice de “I Papi e la massoneria”. Dall'Agenzia Zenit. E' molto interessante.

Che cos’è la massoneria? Un'associazione filantropica impegnata a diffondere fratellanza, uguaglianza, illuminismo oppure un centro di potere occulto? Perché la Chiesa la condanna? Da dove nasce l’avversione della massoneria alla Chiesa cattolica?

A queste e altre domande cerca di rispondere un libro appena uscito dal titolo “I Papi e la massoneria” (Ares, Milano 2007, 320 pp., 18 Euro) scritto dalla storica del Risorgimento Angela Pellicciari.

Per cercare di capire quali sono i risultati della sua ricerca, ZENIT ha intervistato l’autrice.

L'intervista la trovate cliccando il nostro titolo.
Serve per non avere remore e capire che la massoneria è strutturalmente nemica della fede cattolica.
Buona lettura.

martedì 20 novembre 2007

Un aforisma al giorno - 3

"Il mondo non morirà mai di fame per la mancanza di meraviglie, quanto per la mancanza di meraviglia".

Chesterton in altre parole - 1

Vorremmo introdurre un'altra rubrica. Sono state dette tante cose che ci aiutano a capire meglio Chesterton. Allora proponiamo le parole e i giudizi su Chesterton che riteniamo più significativi.
Iniziamo con queste parole poste a prefazione dell'edizione Città Armoniosa de La Sfera e la Croce. Accettiamo suggerimenti.

"Viva la fantasia, straordinariamente viva la capacità di tessere fili in grado di andare molto in là delle nostre stanche abitudini. Chesterton è un profeta familiare, uno che sa parlare di cose gravi e importanti con le parole di tutti i giorni e che ha la sola preoccupazione di non tradire la verità".

Carlo Bo

Chesterton e Papini.

Riceviamo sulla nostra casella di posta e orgogliosi vi facciamo leggere, con un grazie per l'eccessiva bontà di Oscar Tordi, e che Dio lo benedica!
Piuttosto, diciamo che Chesterton e Papini collaborarono alla stessa rivista, La Ronda (di cui esiste un volume stampato qualche anno fa, in vendita anche su internet) di cui meglio il Papini fu uno dei fondatori con Emilio Cecchi.
Francamente non sappiamo se si conobbero (di Cecchi lo sappiamo, basta leggere le indimenticabili pagine che riguardano Chesterton e Belloc del suo Scrittori inglesi ed americani), però potrebbe non essere inverosimile: Chesterton venne diverse volte in Italia, dove si trovava benissimo (mangiare, bere, Papa, molto ma molto caos, osterie più o meno volanti...) e non è escluso che come incontrò il Cecchi abbia incontrato il Papini.
Se qualcuno è così gentile da approfondire l'argomento...

"Complimenti per il blog, che ormai è diventato per me un appuntamento quotidiano.
Scrivo per segnalarVi una felice citazione di Giovanni Papini.
Ho imparato a conoscere e ad apprezzare quasi contemporaneamente sia GKC che Papini, due grandi il cui pensiero appare attuale con evidenza sempre maggiore.
La loro conversione avvenne nello stesso anno (1923), ma non ho ancora trovato elementi che mi confortino che i due personaggi si siano conosciuti di persona.
Di certo, però, per quanto diversi come uomini e diverso il contesto culturale e sociale in cui si sono trovati, trovo molto forti le affinità del loro modo di intendere le cose.
Pertanto voglio segnalarVi queste brevi sorprendenti righe che Papini scrisse a prefazione del libro "Dante vivo" del 1933:

" questo... vuol essere il libro vivo d'un uomo vivo sopra un uomo che dopo la morte non ha mai cessato di vivere.".

Ogni commento è superfluo.
Grazie e Arrivederci.

Oscar Tordi".

lunedì 19 novembre 2007

ancora su "L'UTOPIA DEGLI USURAI"...

Lettori del Blog,
sarete felici di leggere ancora di questa nuova pubblicazione che ci arriva, quasi come "dono natalizio", da quelli della casa editrice EXCELSIOR 1881, "L'Utopia degli Usurai" del nostro caro Gilbert...
di seguito infatti vi proponiamo un'altra interessante recensione della raccolta, firmata da Fulvio Panzeri nel quotidiano "L'Avvenire"...

Buona lettura!

"N
on solo viene tradotto per la prima volta in Italia, da Doriana Comerlati, questo libro del grande Chesterton, ma arriva in assoluta anteprima anche in Europa, nonostante il grande successo che da sempre riscuote negli Stati Uniti.
E non si tratta di un inedito ritrovato dell’autore della famosa serie di
Padre Brown e di L’uomo che fu Giovedì, ma di un testo che Chesterton pubblicò in vita, raccolta di articoli pubblicati per il 'Daily Herald' nel momento in cui lo scrittore era all’apice del successo.
Però in Inghilterra non trovò mai un editore disposto a pubblicarlo.

La ragione è ben evidente dalla lettura di questi saggi,
in cui la sagacia, la sottile ironia e il gusto del paradosso, uniti ad una profetica e per nulla esagerata critica al mondo del capitalismo e delle sue connessioni 'nocive', se non addirittura eticamente scorrette, rende il testo incandescente ancora oggi, dimostrando quanto fosse profetica la base di valori su cui Chesterton impostava il suo discorso critico.
Quindi al di là del legame con le contingenze della realtà sociale inglese, alla vigilia della Prima Guerra Mondiale, su cui si basano gli esempi che Chesterton riporta, la sua altezza di scrittore a riportare tutto su un piano più alto di riflessione sull’etica del comportamento politico e civile, con pagine 'illuminate' che dovrebbero far riflettere soprattutto oggi, dove gli elementi di criticità posti in evidenza da Chesterton corrispondono alla deriva della politica nazionale, ma soprattutto ad uno svilimento, in tutti i settori, dalla cultura all’arte, dalla politica al giornalismo, del concetto stesso di verità.

Chesterton in questi scritti non agisce come un polemista passionale, uno che s’indigna rispetto alla 'corruzione' sottile che il capitalismo ha bisogno di instaurare con chi detiene il potere, evidente ma sopportata e anzi considerata come norma di comportamento.

Agisce come un suggeritore di verità che trova la sua forza nel mettere in luce il ridicolo di un grottesco che lo circonda e che nessuno riesce a riconoscere come tale. E tutto fa riferimento come base al suo concetto di democrazia che sente minato alle fondamenta dall’imporsi di un capitalismo che ha bisogno di giornalisti che amplifichino le gesta e redigano ritratti agiografici degli imprenditori dell’epoca, giornalisti che negano con evidenza la verità, edulcorandola secondo i voleri del capitale stesso, ma anche sente la necessità di stringere patti segreti con il mondo della politica per garantire il suo posizionamento e il suo consolidamento.
Ecco che cosa scrive il Chesterton giornalista 'fuori dal coro': La democrazia per me è il dominio della regola: il dominio della regola sull’eccezione.

Quando una nazione trova un’anima, la riveste di un corpo e agisce esattamente come un solo essere vivente. Questo è solo un esempio, ma ne potremmo farne altri sulla ricchezza delle riflessioni offerte da Chesterton, come ad esempio relativamente ad un paradosso: i ricchi inglesi che dovrebbero essere più evoluti diventano un ritratto irresistibile dell’ignoranza.
Per Chesterton sanno scrivere solo il loro nome e nient’altro. Meglio i poveri che sono certi di conquistare qualche conoscenza, anche se non possono conquistare la libertà.

Un’ultima annotazione: il titolo non porti in inganno il lettore.
Non si parla di usurai , nell’accezione che il termine ha oggi, ma in quello nato e tramandato in seno alla Chiesa cattolica, radicalmente diverso: Usura è prendere un qualsiasi interesse su un prestito che sia
improduttivo."

G.K. Chesterton

LUTOPIA DEGLI USURAI
Excelsior 1881 Pagine 260. Euro 15,50

venerdì 16 novembre 2007

Un aforisma al giorno - 2

E' il motto della nostra Società, e pure a buon titolo:

"Quando vale la pena di fare una cosa, vale pena di farla male".

(da "Come si scrive un giallo")

giovedì 15 novembre 2007

Un aforisma al giorno - 1

Iniziamo oggi una bella abitudine: vi proponiamo alcune di quelle strepitose intuizioni e formulazioni delle idee di Chesterton che vengono chiamate aforismi.

Chesterton infarciva le sue opere, volontariamente o involontariamente, di frasi impossibili da scordare, ricche di umorismo, ironia, capacità di penetrare e rimanere nella testa e nel cuore delle persone, tanto da esserne uno dei maestri indiscussi.

Se avete seguito il blog negli ultimi tempi, vedete che uno dei motivi di attualità di Chesterton è dato dal fatto che chi lo cita lo fa a proposito e, diciamo, si serve delle sue citazioni in maniera determinante.

Il primo che vogliamo suggerirvi è il manifesto dei tempi odierni:

«Coloro che usano la ragione non la venerano, la conoscono troppo bene; coloro che la venerano non la usano».

Un uccellino ci dice...


...che non è escluso che a breve esca qualche altro libro di Chesterton!

Di più non possiamo dire, ma state certi di quello che vi stiamo dicendo!

Guardate Gilbert come se la ride!

Dove comprare L'utopia degli usurai e il San Francesco d'Assisi?

Qualcuno ci chiede se e dove sono reperibili L'utopia degli usurai e il San Francesco d'Assisi.

Non amiamo fare pubblicità, però basta cercare nei vari siti internet di vendita di libri e lì li trovate entrambi.

Sottolineamo che L'utopia degli usurai è un assoluto inedito in Italia (mentre in Inghilterra e Stati Uniti continuano a pubblicarlo da sempre), e il San Francesco d'Assisi ha avuto diverse edizioni: quella di IPL (Istituto di Propaganda Libraria), di Piemme ed altre di piccole case editrici.

Altri vuoti colmati.

L'utopia degli usurai recensita da Libero e segnalata da Repubblica

Cari Amici,
sono lieto di girarvi le segnalazioni dell'amico Apota (vi segnalo il suo blog, nei link qui a fianco) e di innocenzosmith (vi segnalo il suo blog, sempre qui a fianco, sotto l'insegna de L'Osteria Volante), che ci riferiscono della recensione da parte di Davide Brullo su Libero (qui sopra trovate la pagina in jpeg, Libero fa pagare tutto quello che pubblica), e di un lungo brano a pag. 12-13 della "Domenica della Repubblica", inserto settimanale del noto quotidiano romano, che trovate a queste coordinate: http://download.repubblica.it/pdf/domenica/2007/04112007.pdf

Chiaramente i repubblicani o repubblichini sottolineano il carattere della critica al capitalismo, forse strumentalmente. Ma è proprio impossibile strumentalizzare Chesterton.
Comunque va benissimo, perché se ne deve parlare! Possibilmente, però, a proposito.

E' nota la critica di Chesterton, Belloc e padre McNabb al capitalismo come pure al collettivismo di ogni razza e risma. Erano fautori del distributismo, e allora tutto va compreso in quell'ottica.

A proposito di letture interessanti e di distributismo (che qualcuno cita ma spessissimo a sproposito, sconoscendo quasi completamente l'argomento), vale la pena di leggere Lo stato servile di Hilaire Belloc, pubblicato in Italia (una delle sue poche opere) da LiberiLibri di Macerata (editrice di stampo liberale che vuole tirare acqua a quel mulino, ma secondo me è pure difficile fare questo...), spendendo pochi euro.


Sono studi che andrebbero riportai in auge. Hanno molto di interessante.

lunedì 12 novembre 2007

Il Cardinale Siri e Padre Pio


Riceviamo dal chestertoniano Giuseppe Biffi (verrebbe da dire nomen omen, visto l'altro Biffi, quello cardinale che più chestertoniano non si può) questo interessante articolo diffuso dal sito www.cardinalsiri.it, per tornare sull'argomento già trattato.

IL CARD. SIRI E PADRE PIO
di Benny Lai

Fu nei mesi successivi alla morte di Giovanni XXIII che il cardinale Siri mi parlò per la prima volta di padre Pio. Avvenne nel corso di uno di quei colloqui che si svolgevano in un salottino dell'appartamento privato del cardinale, come ogni qual volta tornavo a Genova la domenica mattina per tornare a Roma la sera stessa. Due notti in treno e una giornata a Genova, che essendo festiva mi consentiva di passare pressoché inosservato nel palazzo arcivescovile, dove tutti gli uffici erano chiusi. Una precauzione dettata dalla riservatezza utile ad ambedue: al cardinale che non doveva soppesare i pensieri e contare le parole per timore di venire citato, e a me per non essere professionalmente assimilato ad un determinato ambiente prelatizio.
A fornire lo spunto per le confidenze del cardinale sul frate del Gargano non fu la scomparsa di Roncalli e l'avvenuta successione di Paolo VI, ma quanto era accaduto nell'Azione Cattolica, dove l'assistente ecclesiastico monsignor Carlo Maccari era divenuto – "promoveatur ut admoveatur" - vescovo di Mondovì . E giacché monsignor Maccari doveva la sua alta carica nell'Azione Cattolica anche all'ispezione da lui compiuta un paio d' anni prima, nell'estate-autunno del 1960, a San Giovanni Rotondo, inevitabile che si parlasse di questa attività da lui svolta, di una "visita apostolica " che aveva suscitato vasta eco e contrastanti interpretazioni.
"Vede - disse Siri - quando seppi che il Sant'Offizio aveva mandato un visitatore apostolico nel convento di San Giovanni Rotondo rimasi di sale. Intanto per la persona prescelta che mi sembrava poco attrezzata dal punto di vista culturale per condurre una indagine relativa ad un personaggio come padre Pio, già fatto segno di altre inchieste e circondato della devozione popolare. Allora conoscevo poco l'inviato del Sant'Offizio sul Gargano, il quale fino ad allora s'era occupato quasi esclusivamente del Vicariato di Roma, ignoravo soprattutto se avesse o meno il garbo e l'avvedutezza necessaria ad un compito da condurre con la massima discrezione. E quel che poi è accaduto, come hanno parlato della vicenda i giornali di destra, di centro, di sinistra, gli schieramenti creatisi pro e contro padre Pio, mi hanno dato ragione. Lo dissi pure a Papa Giovanni".
Il cardinale non conobbe mai di persona padre Pio, né mai si recò nel convento di Santa Maria delle Grazie finché visse il frate. "Una volta trovandomi a Bari - raccontò in un'altra occasione – pensai di arrivare a quel costone carsico del Gargano in cui si trovava il padre. Mi sarebbe piaciuto trattenermi con lui, ma capii che non potevo farlo senza farmi notare e ciò avrebbe potuto arrecare danno. La mia presenza, la presenza di un cardinale avrebbe suscitato scalpore o, per lo meno, avrebbe dato luogo a chissà quali supposizioni. Ed è escluso che vi potessi andare in incognito. Lo sa cosa è accaduto ad un altro cardinale, il quale, senza preavvisarlo e senza avere indosso alcuna insegna della sua dignità, bussò al convento di San Giovanni Rotondo? Ancora prima l'arrivo dell'ospite, padre Pio aveva chiamato il padre guardiano per informarlo stava per giungere un cardinale, sarebbe stato vestito come un semplice prete, e bisognava accoglierlo con i dovuti riguardi. E il cardinale, il quale credeva d'essere trattato al pari di un comune ecclesiastico, fu accolto con grandi onori. A padre Pio non si poteva nascondere nulla".
Seppure da lontano Siri aveva sempre seguito le vicende del cappuccino. Era ancora seminarista quando s'era sparsa la notizia delle stimmate del frate e, in seguito, del rifiuto da lui opposto a padre Agostino Gemelli di fargli esaminare le piaghe senza l'autorizzazione dei superiori. Un rifiuto dettato in parte dall'aver gia accettato per ubbidienza di sottoporsi alle visite mediche e, in parte, dalla ritrosia del suo temperamento, che gli aveva suscitato l'ostilità di Gemelli, il quale poi non aveva fatto mistero di non attribuire alle ferite alcunché di soprannaturale. Diagnosi che, data la fama goduta da Gemelli, concorrerà dopo l'elezione di Pio XI ad una messa in guardia del Sant'Offizio sia nei confronti delle stimmate considerate tutt'altro che evento trascendente, che dei pretesi miracoli di padre Pio.
Siri, che aveva conosciuto padre Gemelli quando per seguire i corsi universitari della Gregoriana, s'era trasferito da Genova al Seminario Lombardo di Roma, non ne condivise l'opinione. Dirà di padre Gemelli: "Ho avuto grande stima del fondatore dell' Università Cattolica, che era uno studioso di grande prestigio e mio amico ma, purtroppo, in quell'occasione sbagliò. Emise un verdetto superficiale, tanto è vero che alle sue affermazioni secondo le quali tutte le stimmate, ad eccezione di quelle di San Francesco d'Assisi e di Caterina da Siena, dovevano considerarsi frutto di isterismo e di autolesionismo, la stessa "Civiltà Cattolica" dichiarò di non essere d'accordo". Tuttavia la dichiarazione del Sant'Offizio, cui seguirono altri decreti, portarono ad una sorta di segregazione di padre Pio. Un isolamento durato fino al 1933, allorché Pio XI reintegrò il cappuccino nei suoi diritti, permettendo ai fedeli di visitarlo e di scrivergli senza temere i rigori del dicastero vaticano.
Proprio quel che s'era verificato in passato indusse Siri ad intervenire con Giovanni XXIII dopo l'inquisizione di monsignor Maccari. "Capitava spesso - dirà il cardinale - che mi trovavo in udienza con il Papa dati i miei impegni di presidente della CEI e delle Settimane Sociali ed ogni qualvolta si finiva col parlare di padre Pio. Giovanni XXIII, un uomo buono, vero santo, era preoccupato. Arrivavano in Vaticano gravi accuse su padre Pio. Talvolta erano i medesimi difensori ad oltranza del cappuccino che con il loro zelo e la loro fretta contribuivano a creare difficoltà. Molti agivano in buona fede, pensando di fare del bene, solo che a pagarne le conseguenze era sempre padre Pio. Alla fine il Papa si convinse che il povero frate era estraneo alle accuse che gli venivano mosse".
Ancora prima che la Chiesa si pronunciasse il cardinale Siri era più che convinto dei doni mistici ricevuti da padre Pio. "I fatti sono fatti - faceva notare - e non vi è dubbio che egli vedesse il futuro, leggesse nel pensiero, si spostasse in bilocazione. E poi le guarigioni, la possibilità di convertire un ateo con uno sguardo, una parola, una benedizione. Non sono questi prodigi?". A riprova di tali affermazioni Siri raccontava la "singolare intesa" creatasi tra lui e padre Pio sia tramite i genovesi, che recatisi a San Giovanni Rotondo, riportavano al loro arcivescovo i saluti inviatigli dal frate, sia un più che curioso episodio. "Dovevo prendere una grave decisione circa una importante questione relativa alla diocesi di Genova. Ed ero perplesso ed angustiato poiché le soluzioni possibili erano due, ma non sapevo quale fosse la migliore. Messo alle strette decisi per una delle due. Il giorno successivo ricevetti un telegramma di padre Pio in cui mi confermava che la decisione presa era quella giusta e mi esortava a continuare lungo quella strada. Avevo vissuto le mie perplessità senza farne parola ad alcuno. Come aveva fatto padre Pio ad averne notizia?" Un interrogativo pubblicamente rivelato dal cardinale nella commemorazione del 1972, a quattro anni dalla morte del frate e, successivamente, nella lettera a Paolo VI con la quale postulava l'avvio della procedura per la beatificazione e la canonizzazione di padre Pio. La lettera a Paolo VI è del 1975, l'anno in cui si recava a San Giovanni Rotondo per celebrare una messa sulla tomba del frate e scrivere sul registro dei visitatori: "Con gratitudine".

www.cardinalsiri.it

Giorni felici sono arrivati! L'Utopia degli Usurai e San Francesco d'Assisi!


Grazie ad uno dei nostri amici blogger, innocenzosmith, titolare del bel blog L'Osteria Volante di cui trovate qui a fianco il link, abbiamo avuto la segnalazione dell'uscita di un assoluto inedito di Chesterton in Italia, L'Utopia degli Usurai (Utopia of the usurers), che viene pubblicato da Excelsior 1881 (collana Cerchi nell'acqua), prezzo € 15,50, 164 pagine.

Sito dell'editore: http://www.excelsior1881.eu/, purtroppo non ancora aggiornato alla fantastica novità di cui non disponiamo dell'immagine di copertina.

Vi consiglio questo libro, anche perché è una buona, ottima notizia!

Poi, ancor più bella, un classico di Chesterto, questa volta da Mursia, il San Francesco d'Assisi! Mancava credo dalle ultime pubblicazioni Piemme, anche se molti di noi possedevano l'edizione IPL, e medio tempore uscì un'edizione a cura di una casa editrice napoletana, di cui feci incetta.
Il San Francesco, che assolutamente dovete leggere, costa € 15,00 e consta di 168 pagine.

Non credevo di dovervi dare due buone notizie in un colpo solo!
Finalmente qualcuno s'è svegliato e ha capito che Chesterton ha molto molto ancora da dire.

Grazie, innocenzosmith!
Bravissimi, editori coraggiosi, capitani coraggiosi!

Amici, diffondete la notizia!!!

martedì 6 novembre 2007

Caso Englaro - Imbarazzo palpabile dei giudici di Cassazione

Da 32, il bollettino del Movimento per la Vita.

L’imbarazzo dei giudici della Corte di Cassazione che hanno deciso sul caso Englaro traspare dalla stessa lunghezza delle motivazioni della sentenza in cui è più volte ripetuta l’affermazione del diritto alla vita come diritto che spetta in misura uguale ad ogni essere umano, anche se debole, malato, incapace di intendere e volere o prossimo alla morte.
La conclusione è contraddittoria in quanto sembra accettare la distinzione tra il diritto alla vita, la cui sussistenza è oggettiva e non dipende dalle opinioni del singolo e la dignità umana, su cui potrebbe incidere in qualche misura il giudizio del singolo.
Ciononostante dalla sentenza emergono due elementi che meritano di essere sottolineati:
1. anche in presenza di una certa volontà di non essere curato, se lo stato del malato incosciente presenta una margine anche minimo di possibile guarigione, la sua volontà non conta nulla. Dunque non esiste il diritto di morire e neppure la facoltà di rifiutare le cure può essere intesa come capace di imporre agli altri un obbligo assoluto.
2. La sentenza mostra la inutilità di una legge sul testamento biologico. Già ora, infatti nulla impedisce di formulare per scritto la volontà di essere curato in un modo o nell’altro o di non essere affatto curato tant’è vero che la Cassazione chiede una indagine su tale volontà della Englaro
E’ dimostrato così il carattere ideologico del testamento biologico volto ad aprire una breccia in favore dell’eutanasia. Il vero problema non è la manifestazione di desiderio del malato ma la efficacia di tale desiderio che non può trasformare il medico in un semplice esecutore, che non dovrebbe impegnare la sua scienza e la sua coscienza

L'hotel vietato ai bambini.

Dal blog dell'amico Andrea Tornielli questa triste e sconcertante notizia: un hotel vietato ai bambini (alla stregua di cani e telefonini...).

Bella roba!

Cliccando il titolo, si viene riportati al blog di Tornielli.

venerdì 2 novembre 2007

Ancora sull'obiezione di coscienza - Flores d'Arcais e la democrazia

Mettiamo il link ad un articolo uscito il 31 Ottobre su Liberazione (...) a firma di Paolo Flores d'Arcais, che vorrebbe abolire l'obiezione di coscienza dei medici e farmacisti rispetto all'aborto ed alle altre questioni sollevate in questi giorni. Cliccando il titolo si ottiene la pagina della preziosa rassegna stampa del Forum delle Famiglie.

Non so quanto si possa essere in buona fede quando si dicono certe cose. Non è la prima volta che dai paladini delle istanze più libertarie del mondo, del diritto dei diritti, sento dire cose del genere. Paolo Flores d'Arcais vorrebbe che chiunque intraprenda la professione medica o farmaceutica debba necessariamente assicurare qualunque prestazione si ritenga fattibile allo stato dell'arte. Il che è veramente impensabile, dittatoriale, statalista, giacobino.

Lo mettiamo, questo articolo, giusto per far capire a che punto arrivano le pretese dei laicisti e quanto siano assurde le loro tesi, che essi giustificano tirando in ballo proprio la democrazia...

Va detto ad alta voce e a chiare lettere che quello che lì è scritto è totalmente assurdo, infondato e liberticida.

Continuiamo a non credere alle nostre orecchie.

mercoledì 31 ottobre 2007

L'obiezione di coscienza altro che balcanizzare la Sanità.

Dal sito del quotidiano cattolico Avvenire vi proponiamo l'editoriale di oggi a firma del prof. Francesco D'Agostino, filosofo cattolico per anni membro del Comitato Nazionale di Bioetica, sulla questione della obiezione di coscienza dei farmacisti sollevata da Papa Benedetto XVI e da noi segnalata.

Il discorso che Benedetto XVI ha rivol to ai partecipanti al XXV Congresso in­ternazionale dei farmacisti cattolici, stigmatizzando la commercializzazione di farmaci abortivi ed eutanasici, è im portante sotto diversi profili, su almeno due dei quali mi sembra opportuno ela borare in questa sede alcune riflessioni. In primo luogo, il discorso del Papa è ri levante sotto l’aspetto propriamente bioetico. Egli torna ad insistere sul dove re di lottare contro la progressiva «ane­stetizzazione » delle coscienze che caratterizza il nostro tempo e che induce così tante donne a pensare all’aborto non più come ad un’eventualità estrema, ecce­zionale e tragica, ma come ad una banale possibilità, gestibile attraverso altret­tanto banali sussidi farmacologici (o meglio pseudo-farmacologici).
Ma c’è anche un altro punto da sottolineare e che per me possiede un rilievo ancora maggiore, per la sua forte carica di novità: il Papa delinea, in poche, ma perfette espressioni, l’essenza della deontologia del farmacista, che, se non vuole relegarsi al rango, indubbiamente onesto, ma riduttivo, del mero commer­ciante, deve percepire se stesso come in termediario tra medico e paziente ed e­sercitare nei confronti di quest’ultimo u na funzione di fondamentale informa­zione, che – data la delicatezza delle que stioni sanitarie – diviene inevitabilmen­te una funzione 'educativa'. Non è una mera e neutrale informazione lo spiega re a una donna che quella pillola che es sa sta per comprare non si limita a ren dere impossibile il concepimento, ma può produrre la morte di un figlio già concepito: quando è in questione né più né meno che la vita stessa ogni informa zione o è 'educativa' oppure, se il valo re della vita non viene adeguatamente ricordato e promosso, è per forza di co se 'diseducativa'.
In secondo luogo, il discorso del Papa ha una forte e legittima valenza politica. Sap piamo che già molti laicisti sono tornati a reiterare le loro logore proteste contro le 'invadenze' vaticane. Si tratta di pro teste indebite, per una ragione formale e per una ragione sostanziale. Formal mente, perché l’eutanasia in Italia è illegale e lo è anche l’aborto, se non viene praticato nel rispetto di una procedura difficilmente compatibile con la vendita in farmacia di pillole abortive (e qui pen so non solo alla RU 486, ma anche alla 'pillola del giorno dopo', che può di fat to produrre effetti abortivi): quindi, au spicare l’obiezione di coscienza alla ven dita di prodotti abortivi ed eutanasici è paradossalmente un ammonimento per ché non si violino, surrettiziamente, i principi normativi vigenti.
Ma il cuore della questione, ovviamente, non è formale, ma sostanziale. Nella sostanza, l’appello del Papa per il riconoscimento del diritto all’obiezione di co­scienza per i farmacisti va molto al di là del caso, pur delicatissimo, che lo ha pro­vocato: è un appello perché non si perda la consapevolezza che quando sono in gioco temi etici fondamentali (e quelli della vita e della morte sono – se così si può dire – i più fondamentali di tutti), te mi che suscitano gravissime questioni di coscienza, è dovere di tutti fermarsi e at tivare una riflessione ampia ed articola­ta, per evitare che simili questioni ven gano degradate a mere dispute di carattere ideologico o meno che mai confessionale. Fa impressione la superficialità con cui Repubblica del 30 ottobre (pag. 2) afferma che accogliere l’appello del Papa (definito riduttivamente «una parola d’ordine») equivarrebbe ad una «balca­nizzazione » del nostro sistema sanitario, con una evidente allusione ai conflitti in sensati, ciechi ed ottusi, pregiudiziali e violenti, che hanno insanguinato i Bal­cani. Tutto, tranne questo, si può dire a ca rico di chi promuove la difesa della vita, affidandola all’obiezione di coscienza: dovrebbero ricordarselo soprattutto quei laicisti, che in altre occasioni hanno giu stamente e laicamente lottato perché l’o­biezione ottenesse un doveroso ricono scimento nel nostro ordinamento.